referendum

giugno 11, 2011

Video di Guzzanti


Organizzazione di cittadini informati

marzo 25, 2011

Un’efficiente caotica organizzazione di cittadini informati.

Parma in MoVimento un’efficiente caotica organizzazione di cittadini informati. Chi siamo? Cittadini che forse hanno capito una cosa semplice ma più complicata da attuare, basta delegare ad altri ciò che ognuno di noi ha il dovere morale di fare: controllare i dipendenti eletti e partecipare direttamente alla politica.

Sei anni fa nasceva il forum denominato “Amici di Beppe Grillo di Parma”, poi “Nonsologrilli” oggi “Parma in MoVimento”. Anche la forma del nome indica una lenta e corretta maturazione di un gruppo eterogeneo, essenzialmente spontaneo, composto da persone normali: studenti, lavoratori di ogni estrazione sociale e provenienza geografica, un brillante mix di culture e modi di pensare. La ricchezza del nostro gruppo è sempre stata la diversità ed oggi è ancora così.

L’associazione politica figlia di questa esperienza sociale, innanzitutto, è un’organizzazione pensata ed adeguata al mondo dei forum, una struttura “orizzontale” dove non esiste direttivo, l’assemblea è il direttivo. L’etica è parte integrante delle regole condivise e soprattutto esiste un percorso civico formativo su criteri meritocratici, aperto a tutti, per diventare “membro attivo” del gruppo. Il “socio attivo” al pari degli altri determina la linea politica del gruppo ed ha diritto di autocandidatura nelle gare elettorali.

In sei anni sono stati svolti ben 406 incontri, dibattiti, appuntamenti ad eventi ed azioni concrete come la raccolta di firme sui temi affrontati in internet e dal vivo. Numeri impressionanti che testimoniano l’entusiasmo di cittadini attivi.

A partire da ottobre 2005 i cittadini posero subito l’accento sul problema dei rifiuti, condiviso da tutti i “forum Amici di Beppe Grillo”, ed i partecipanti di Parma furono i promotori di un coordinamento di associazioni e comitati sensibili, oggi ACGR, per proporre tecnologie alternative all’incenerimento ed alle discariche, già in quel periodo i cittadini erano consapevoli del problema legato alla truffa degli “illeciti” incentivi Cip6 che rubavano milioni di euro alle fonti rinnovabili a sostegno di fonti non rinnovabili. Furono raccolte 10.000 firme ignorate dal Presidente della Provincia, Bernazzoli.

Oltre al tema dei rifiuti si aggiungono altri argomenti di dibattito, come la decrescita felice, la democrazia diretta e partecipativa, la moneta, la vera Class Action e sempre di più emerge l’esigenza di rinnovare l’attuale classe politica legata a doppio filo all’immorale sistema bancario, finanziario, delle SpA monopoliste locali e nazionali. Il gruppo diventa consapevole del fatto di cancellare ogni tipo di fiducia al sistema di potere invisibile che ruota intorno a noi: media, SpA, “partiti”. Pensiamo che il vero cambiamento nasca dentro di noi, siamo noi cittadini che alimentiamo la società errata, siamo noi cittadini i primi ad esser nichilisti, cinici ed apatici alla politica e questo enorme sbaglio si ritorce con violenza contro noi stessi.

L’8 settembre 2007 il gruppo partecipa all’iniziativa di legge popolare, V-Day, parlamento pulito contribuendo con 2900 firme per dire una cosa elementare: fuori i condannati dal Parlamento.

Il 25 aprile 2008 il gruppo partecipa alla promozione di un referendum abrogativo, V2-Day raccogliendo 7799 firme; il referendum se avesse raggiunto il quorum delle 500mila firme avrebbe chiesto al popolo sovrano: 1) abolizione dell’ordine dei giornalisti 2) abolizione del finanziamento pubblico all’editoria 3) abolizione della legge Gasparri.

Alle regionali di marzo 2010, a Parma città, senza alcun precedente elettorale il consenso ricevuto va al di sopra della media regionale, ben l’8% (7.112 voti); in ambito provinciale il consenso vale il 6,87% (14.696 voti).

Il gruppo non mollerà mai e soprattutto ambisce a contribuire al cambiamento della percezione dell’opinione pubblica incidendo sui nostri stili di vita e modi di pensare. Stiamo iniziando a vivere da esseri umani per diventare co-gestori e co-creatori della nostra realtà. Gli aspetti legati agli organi di rappresentanza, le istituzioni ed altro sono solo un tassello della nostra esistenza spesso complicata perché noi, cittadini, non sappiamo codificare al meglio la realtà, non riusciamo a valutarla al meglio in tutte le sue sfaccettature e complicazioni, a volte irrisorie.

Nonostante tutto siamo convinti che solo i cittadini possono, se lo vogliono, costruire una città più umana, sostenibile e conviviale. Noi ci crediamo e lo desideriamo con forza, umiltà, entusiasmo ed energia. Lo stiamo facendo dal 2005, ci siamo e ci saremo.


Riciclo totale, rifiuti zero

marzo 22, 2011

La “natura” è un sistema in equilibrio, che si basa su di un modello a catena chiusa, detto anche di tipo circolare; quello che si presenta come uno scarto di una pianta o di un’animale diventa il cibo per una altro organismo vivente. La natura non conosce il concetto di rifiuto come noi umani lo consideriamo e prima delle rivoluzioni industriali neanche l’uomo produceva rifiuti, parliamo di circa 150 anni fà. Quello che a noi viene propagandato come sviluppo e crescita in realtà è un regresso, in quanto le attuali attività antropiche hanno creato un disequilibrio nell’ecosistema. Alla base della filosofia industriale il rifiuto non è contemplato come voce di profitto e/o danno economico, lasciando ricadere gli effetti negativi sulle popolazioni e sui consumatori. Estrazione delle materie prime, trasformazione (assemblaggio e produzione), commercializzazione, utilizzo (consumo) ed infine “rifiuto”. Per poter continuare a soddisfare i nostri bisogni in questo modo abbiamo necessità di un altro pianeta Terra da cui approvvigionarsi delle materie prime. Dal 1987 un gruppo di ricerca si è occupato di misurare l’impronta ecologica, ridurre gli sprechi e conservare le risorse in tutti gli Stati Uniti ed in Canada. Questo gruppo ha condiviso la sua esperienza lavorando con aziende, governi ed organizzazioni no-profit. Questi ricercatori usano un indice ambientale dei consumatori basato sul ciclo vita dei rapporti economici ed il relativo stile di vita. Tramite questo indice calcolano i rifiuti, l’energia e gli impatti delle sostanze tossiche causati dalle tre fasi di produzione, uso e smaltimento di merci e servizi acquistati ogni anno da parte dei consumatori. Il gruppo attraverso i suoi studi ha evidenziato l’insostenibilità dell’attuale sistema socio-politico e proposto un’alternativa imitando i processi naturali, in quanto i rifiuti sono un segno di inefficienza. La strategia proposta prende il nome di rifiuti zero (Zero Waste). Questo obiettivo esprime la necessità di progettare un circuito chiuso per il sistema sociale/industriale.  Con l’uso dei termini “rifiuti zero” si vuole esprimere anche “zero rifiuti solidi”, “zero rifiuti pericolosi”, “zero sostanze pericolose” e “zero emissioni”. La strategia suggerisce che il concetto attuale di rifiuto deve essere eliminato. I rifiuti dovrebbero essere pensati come “residui di prodotto” o più semplicemente come una “potenziale risorsa”. L’opportunità per la riduzione dei costi, l’aumento dei profitti e la riduzione dell’impatto ambientale si evidenziano quando si riducono questi prodotti residuali e le risorse come cibo per il sistema industriale e naturale. Ciò comporta la riprogettazione dei prodotti e dei processi al fine di eliminare le loro proprietà pericolose che li rendono inutilizzabili ed ingestibili, in quantità tali da non sovraccaricare le industrie e l’ambiente.

Per ottenere Rifiuti Zero occorrono tre cose: a) responsabilità industriale (a monte), b) responsabilità della comunità (a valle), c) una buona leadership politica (per saldare insieme entrambe le cose). Le norme italiane obbligano le pubbliche amministrazioni a perseguire i concetti sopra espressi e l’art. 179 del D.Lgs N.152 del 3/04/06 individua le priorità secondo criteri di prevenzione e riduzione: a) lo sviluppo di tecnologie pulite, che permettano un uso più razionale e un maggiore risparmio di risorse naturali; b) la messa a punto tecnica e l’immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso o il loro smaltimento; c) lo sviluppo di tecniche appropriate per l’eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti al fine di favorirne il recupero. Inoltre le pubbliche amministrazioni devono adottare misure dirette al recupero dei rifiuti mediante riciclo, reimpiego, riutilizzo. Alla comunità spetta la responsabilità di conferire i materiali in discarica rispettando i principi cardine: evitare di generare rifiuti attraverso iniziative di prevenzione dei rifiuti. Consegnare presso aree di raccolta materiali riutilizzabili, come ad esempio prodotti tecnologici non di ultima generazione. Bisogna ricordare che dal punto di vista giuridico amministrativo esiste il principio di legalità che afferma la corrispondenza dell’attività amministrativa alle prescrizioni di legge ed un amministratore che non applica le norme lo viola. Inoltre, esiste il principio di imparzialità. Si comprende che l’imparzialità va intesa innanzitutto come equidistanza tra soggetti pubblici o privati che vengono in contatto con la pubblica amministrazione. In Italia il concetto di comunità è stato manipolato per garantire facili profitti economici a pochi soggetti industriali divenuti monopolisti del ciclo integrato dei rifiuti. Invece negli Stati Uniti i suoli delle discariche sono di proprietà pubblica, inoltre la gestione delle stesse o di un impianto di riciclo può anche essere affidato ad un soggetto privato diverso da quello addetto alla raccolta. In questo modo separando i ruoli della filiera del ciclo dei rifiuti si evitano conflitti e concorsi di interesse a vantaggio della comunità che paga le tasse. Partendo “dal basso”, secondo i dati forniti da Cittadinanzattiva, a Salerno i cittadini conferiscono 510 kg/ab/anno (produzione pro-capite dei rifiuti anno 2008 variazione sul 2007) e versano un importo annuo €345 (2009), mentre a Parma conferiscono 569 kg/ab/anno e versano €237. Capite la contraddizione? I cittadini salernitani conferiscono meno rifiuti e pagano molto di più rispetto ad una cittadina di simili dimensioni che ha un reddito procapite superiore. Accade il contrario del principio: chi inquina paga. La produzione procapite è il dato fondamentale su cui ragionare, e l’UE pose l’obiettivo di 300 kg/ab/anno entro il 2000. La responsabilità dell’obiettivo fallito è soprattutto degli amministratori ed in generale, i comuni non applicano la misura corretta €/kg conferiti ed usano ancora il criterio improprio e scorretto €/mq/numero persone che per l’appunto non misura lo stile di vita, e così non importa quanti rifiuti indifferenziati conferisci e paghiamo un tassa impropria, indiscriminatamente. Gli studi statistici ed economici hanno evidenziato fino ad ora che l’unico modo per poter raggiungere in breve termine l’obiettivo rifiuto zero è l’adozione della raccolta domiciliare “porta a porta”, tramite lettura di un microchip che misura il peso e/o numero di bidoncini svuotati. (Fonte: P. Gentilini e N. Belosi, Le buone pratiche, Bollettino dell’Assise di Napoli, ott.-nov. 2007, pag. 18). Dall’analisi dei dati, la raccolta domiciliare con separazione secco/umido, sia per l’intero campione, sia per le diverse fasce di grandezza dei comuni, presenta in modo netto i migliori risultati rispetto agli altri sistemi di raccolta  Le altre alternative attuali al sistema “porta a porta” sono la raccolta stradale (cassonetti) e quella mista, entrambe inefficaci. Inoltre la raccolta mista è quella con peggiori rapporti costi/benefici poiché non riesce ad ottenere le priorità indicate dalle norme mantenendo in vita entrambi i metodi, stradale e domiciliare, che vanno in conflitto tra di loro. E’ necessario chiarire che le industrie producono due tipi di “rifiuti”: urbani e speciali. Oggi il 90% dei “rifiuti” urbani non sono più un rifiuto perché riciclabili, compostabili e riutilizzabili, per cui solo il 10% residuale deve essere studiato da centri di ricerca e rimesso nel mercato come gli altri. Questo 10% non rappresenta un pericolo per la salute umana poiché inerte ma purtroppo oggi vengono inceneriti recando danni ambientali. I “rifiuti” speciali per ben l’85% sono riciclabili e solo il restante 15% va conferito in discariche speciali. Un esempio ben applicato di raccolte differenziate è il Consorzio Priula in provincia di Treviso mentre altre realtà meridionali stanno, finalmente, seguendo l’esempio delle buone pratiche amministrative. Ecco alcuni esempi tecnologici dei rifiuti differenziati circa come possono essere trattati nei seguenti impianti, per la parte umida: bioreattori attivabili, compostatori per l’agricoltura. Le plastiche si dividono in riciclabili o riutilizzabili e possono essere “estruse” e trasformate in vari prodotti: edilizia, arredo urbano, interni. Carta, legno e vetro sono, da decenni, normalmente trasformate e riutilizzate.  Quindi per applicare la strategia rifiuti zero la politica deve rendere illegali le merci non riciclabili, imponendo nuove regole di progettazione industriali dei prodotti e favorendo le università con i centri di riciclo dove poter studiare un modo di recuperare le attuali merci residuali. Al progetto rifiuti zero partecipano interi Stati, contee, regione, città di milioni di abitanti e piccoli centri urbani sparsi in tutto il mondo. In Italia, Capannori (LU) è stato il primo Comune a deliberare tale strategia, seguito successivamente da altri.  Per queste ragioni ci auguriamo quanto prima che Parma applichi principio di legalità, principio di imparzialità, chi inquina paga cancellando l’incenerimento e le discariche dei rifiuti pratiche obsolete e dannose alla salute umana.


L’alternativa in 3 mosse: riduzione, riciclo, estrusione.

dicembre 6, 2009

Non ci sono più attenuanti.
L’alternativa all’inceneritore c’è, funziona, sta prendendo piede in tutta Italia.
Non si può più fare finta di niente di fronte all’evidenza dei risultati ottenuti.
Anche per Parma esiste un progetto alternativo, presentato sia all’assessore Castellani che all’assessore Sassi, un progetto che costa 10 milioni di euro, operativo in 6 mesi, che raggiunge l’utile in 3 anni, che non ha camino ne combustioni.
Ora vedremo se il progetto verrà letto, analizzato, controdedotto, oppure solo archiviato come materiale senza importanza perché ritenuto migliore un inceneritore che costa 180 milioni di euro, richiede 3 anni per costruirlo, inonderà il territorio di fumi e inquinanti, arriverà all’utile dopo 20 anni.

E’ fondamentale però capire come è fatta l’alternativa, spiegare in semplici parole come si arriva a gestire i rifiuti senza incenerirli, senza avvelenare l’aria che respiriamo.
Mossa numero 1: riduzione.
Cosa significa? In questi anni, invece che diminuire, la produzione pro capite dei rifiuti è in aumento. Com’è possibile, di fronte alle politiche per incentivare la raccolta differenziata? Qualcosa non funziona. In strada ci sono ancora i cassonetti, dove tutti possono buttare di tutto, anche quei materiali come carta e plastica che dovrebbero prendere la via del riciclo.
Perché ci sono ancora i cassonetti nelle strade?
Non si vuole migliorare?
Noi la domanda l’abbiamo posta, ma la risposta non è arrivata.
Nei pochi comuni dove i cassonetti sono stati eliminati la raccolta differenziata è schizzata all’80% e di conseguenza la produzione di rifiuti è volata verso il basso.
Mossa numero 2: riciclo.
Le materie recuperabili sono una risorsa.
Carta, cartone, plastica, vetro, metalli, umido: buttarli nei cassonetti è davvero una follia.
Come gettare denaro nella pattumiera.
Altre frazioni però possono essere recuperate: il tessile, le calzature,
Applicando tutti questi principi, la raccolta differenziata può raggiungere dappertutto l’80% e oltre.
Mossa numero 3: l’estrusore.
Una volta che siamo diventati bravi e che la raccolta differenziata è a regime, rimane una quota di rifiuti indifferenziati. Si tratta del cosiddetto secco residuo.
Questo rifiuto può essere trattato ulteriormente per togliere i materiali ancora recuperabili che ci sono cascati dentro.
Poi questo materiale viene trattato dall’estrusore.
Questo termine nasconde un semplice macchinario che omogeneizza per sfregamento il materiale residuo (che è composto in massima parte ancora da plastiche) per farne uscire una sabbia sintetica che viene venduta al comparto delle costruzioni e dei manufatti plastici: guadagnandoci.
In 3 mosse abbiamo ridotto sino al 98% i rifiuti.
Quello che rimane è una briciolina di materia stabile che possiamo tranquillamente accantonare ed ulteriormente studiare per vedere cosa farne.
E comunque, notate bene, questo rifiuto è largamente inferiore alle scorie che produce un inceneritore, che necessita a valle di una discarica di servizio che possa stoccare il rifiuto prodotto, un rifiuto tossico e instabile, con un costo elevatissimo di smaltimento, che in parte necessita di discariche speciali perché il materiale (la quota di ceneri volatili) è talmente inquinato che nessuno in Italia è in grado di trattarlo e deve prendere la via della Germania.
L’alternativa c’è.
In tre mosse di buon senso e di buona amministrazione, che attendono buoni amministratori per rendere operativo anche a Parma un modello vincente, quello che dice si alla salute e no ai veleni.

Cosa succede dove l’inceneritore c’è: il caso della diossina a Brescia

Sogno idealistico o goal realizzabile?



L’ obbedienza non e’ piu’ una virtu’

dicembre 6, 2009

pubblicato 01-07-09

Giovedi’ 11 Giugno intorno alle ore 19.00 ha preso fuoco un impianto di stoccaggio-trattamento rifiuti speciali presso l’ inceneritore di Piacenza.
Ha preso fuoco il combustibile fuori dalla camera di combustione, nel magazzino adiacente. Senza filtri.
Una nuvola nera spaventosa si e’ alzata in cielo “ossigenando” per ore la nostra atmosfera.
Cristo si e’ fermato a Eboli ma l’ aria non si e’ fermata a Piacenza !!
L’ Arpa tuttavia, ha subito dichiarato che non ci sono pericoli per la nostra salute.
E’ sufficiente lavare frutta e verdura.
Sara’ per questo motivo forse che molti di loro sono finiti al fresco !!
Se non ci sono problemi, perche’ costruire inceneritori cosi’ costosi? Bruciamo tutto in aperta campagna che facciamo prima.
Come si fa ad essere cosi’ superficiali?
Guardate bene quel polverone nero.
IL FUMO UCCIDE.
Se da un combustibile cosi’ omogeneo come il tabacco sono state isolate circa 4000 sostanze di cui la gran parte cancerogene e tossiche per la salute degli esseri viventi…QUANTE NE SARANNO SCATURITE IN QUELLA COMBUSTIONE?
QUANTE SOSTANZE SCATURIRANNO DALLA COMBUSTIONE DI UN MATERIALE COSI’ ETEROGENEO COME QUELLO CONFERITO AGLI INCENERITORI?
E’ una tragedia immane.
Sono decenni che bruciamo indiscriminatamente l’ intera tavola periodica degli elementi. Aprite un cassonetto dell’ immondizia per Dio.
Guardate cosa c’e’ dentro!!
COSA USCIRA’ ? ARIA PURA DELLA VAL D’ AOSTA?
Per qualche docente universitario si’ .
Anche per qualche amministratore pubblico.
Leggiamo assieme il testo di Patologia usato dai nostri ragazzi nelle facolta’ di medicina:
” …il fumo continua a essere uno dei principali problemi di salute pubblica…Vi sono 0,3 – 3,3 miliardi di particelle per ml di fumo di sigaretta e oltre 4000 costituenti, compresi 43 cancerogeni noti ( idrocarburi policiclici aromatici, polonio 210, N-Nitrosonornicotina, 4-aminobifenile, 2-naftilamina…), metalli cancerogeni ( arsenico, nichel, cadmio, cromo ), potenziali sostanze favorenti ( acetaldeide, fenolo ), irritanti ( biossido di azoto, formaldeide ), inibitori della motilita’ delle ciglia dell’ epitelio delle vie respiratorie ( acido cianidrico ) e monossido di carbonio…
Oltre ai rischi per la salute dovuti al fumo diretto…vi sono i rischi associati all’ esposizione indiretta al fumo, il cosiddetto FUMO PASSIVO o FUMO AMBIENTALE ( environmental tobacco smoke, ETS ). Nel 1986, due studi pubblicati dal National Research Council e dal Surgeon General hanno concluso che l’ ETS aumenta il rischio di carcinoma polmonare, cardiopatia ischemica e infarto miocardico acuto. La Environmental Protection Agency nel 1992 ha classificato l’ ETS come un cancerogeno umano noto. L’ ETS E’ PARTICOLARMENTE PERICOLOSO PER I LATTANTI E I BAMBINI PICCOLI.” ROBBINS & COTRAN, Le Basi Patologiche Delle Malattie, Volume 1, Patologia Generale, settima edizione
QUESTI DISASTRI NON VERRANNO MAI PIU’ PERDONATI A NESSUNO !!
STANNO DISTRUGGENDO LA CASA DEI NOSTRI FIGLI.
CI STANNO UCCIDENDO SPACCIANDOCI LA MORTE PER VITA.
Veramente, come ricorda Don Lorenzo Milani, l’ obbedienza non e’ piu’ una virtu’ !!
Dobbiamo disubbidire agli amministratori che pianteranno boschi mangiapolveri.
Le piante non mangiano le polveri !!!
Se Einaudi invitava le persone che non conoscevano a non deliberare…questi amministratori devono ritornare alle scuole elementari a ripassare la fotosintesi clorofilliana, il principio di conservazione di massa ecc. ecc.
Se un amministratore mette la firma sotto un corretto stile di vita, tutta la comunita’ ne beneficia.
Se un amministratore mette la firma sotto un cattivo stile di vita, avvelena i membri della comunita’ come se fossero topi !!
Qui non c’e’ piu’ in gioco una tangenziale con o senza semaforo.
Qui c’e’ in gioco la vita dei nostri bimbi.
Qui c’e’ in gioco la loro sopravvivenza.
Nessun giornale ne’ telegiornale ha diffuso la notizia della bomba ecologica esplosa a Piacenza. Effettivamente occorre nascondere. Se in citta’ si venisse a sapere che un impianto gestito da Enia ha combinato un disastro ecologico imperdonabile nelle terre adiacenti…come potrebbero portare avanti quello stramaledetto progetto di quello stramaledetto inceneritore?
Guardate quel polverone nero, vi sembra salutare per i nostri bambini?
Smettiamola di prenderci in giro!!!
Molte menzogne sono deliberate, e tanto chi le proferisce quanto chi le ode le comprende come tali. Vengono dette per manipolare, per tranquillizzare, per allettare, per rimandare un’ azione o per giustificare un atto di egoismo, per acquisire potere o per mantenerlo, o anche per negare una realta’ scomoda. Le menzogne distorcono il flusso delle informazioni. Un sistema non puo’ funzionare come si deve se i suoi flussi informativi vengono inquinati da menzogne. Le informazioni non dovrebbero essere distorte, ritardate o bloccate.
” Tutta l’ umanita’ e’ in pericolo se ciascuno di noi non ha il coraggio, d’ ora in avanti, di dire tutta la Verita’ e niente altro che la Verita’, e di farlo al piu’ presto – adesso” ( Buckminster Fuller )
Ogni volta che parlate a qualcuno, per strada, al lavoro, rivolgendovi a una folla o a un bambino, avete modo di combattere una menzogna o affermare una verita’.
Quanto piu’ si riesce a combattere la disinformazione, tanto piu’ facile sara’ cambiare la nostra societa’.
Guardiamo quel polverone nero e concludiamo con un estratto della rivista Arpa n.4 del Luglio-Agosto 2006: ” Danni biologici da particolato atmosferico…diversi studi dimostrano che il particolato atmosferico puo’ provocare danni al materiale genetico…Risulta quindi necessario impegnare risorse nella prevenzione primaria dei rischi sanitari connessi con questi inquinanti… ”
L’ obbedienza non e’ piu’ una virtu’.

“Considerate questo: le formiche del Pianeta, nell’ insieme,
hanno una biomassa maggiore di quella degli esseri umani.
Sono state incredibilmente industriose per milioni di anni,
tuttavia la loro produttività nutre le piante,
gli animali e il suolo.
L’ industria umana ha funzionato a pieno regime per poco
più di un secolo e in questo pur breve lasso di tempo ha
rovinato praticamente tutti gli ecosistemi della Terra.
Non è la natura che ha un problema di progettazione.
Siamo noi.”


DIFFICOLTA’ LISTE CIVICHE

dicembre 6, 2009

pubblicato 17-06-09

Con questo articolo volevamo portare all’attenzione dei cittadini alcune situazioni strane, o se volete peculiari, di queste campagne elettorali. Per brevità, e immagino vostro interesse, vi vorrei raccontare cos’è successo nelle vicine Bologna, e Reggio nell’Emilia.
Cosa accomuna queste due città nella campagna elettorale?
Un trattamento speciale per le liste legate al nome Beppe Grillo, o meglio le Liste civiche a 5 stelle degli amici di Beppe Grillo.
Vorrei partire dalla Costituzione italiana, in particolare l’articolo 51 di Essa:
“Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere ai uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.”
Un articolo assolutamente condivisibile da tutti noi, ma forse lo avete letto di fretta, vi vorrei far notare queste 4 parole: in condizione di uguaglianza. Tutti uguali! Bellissimo, perfetto, risoluto nella sua semplicità, nell’essere essenziale. Ci vuole uguaglianza nel gareggiare per accedere ai pubblici uffici. A questa mia ennesima ripetizione di questa affermazione già sento che state scalpitando, e che vi siete innervositi, a questo mi starete chiedendo e “dai su dicci quello che devi dire.” Ecco cosa vi voglio dire:
La legge elettorale impone che chi ha già partecipato alla competizione elettorale ed ha già uno scranno può semplicemente ricandidarsi, chi non ha mai partecipato…..e bé, chi non ha mai partecipato a nessuna elezione deve prima raccogliere un determinato numero di firme, altrimenti non può gareggiare nella competizione elettorale. Questo è già un “difetto” della legge elettorale, che a mio modesto parere, devia dal dettame costituzionale, ma ancora siamo nell’ambito di tutti i nuovi che si presentano. Poi accade che sentiamo Beppe Grillo che ci racconta una cosa curiosa, ebbene in un suo video, dove presenta le Liste civiche che portano il suo nome, ci dice:
“Per depistare e farci spendere di più dicono che se ci sono io non è comizio, ma è spettacolo. E’ spettacolo, allora devi spendere molto di più: devi avere i vigili del fuoco, la sicurezza. Allora devo fare comizi che non siano spettacoli. Devo vietare alla gente di ridere o a ridere di nascosto. E’ pazzesco.”
A Reggio Emilia circa ad un mese dalle elezioni arrivano i sondaggi, dove si sondano gli elettori senza citare il nome completo della lista civica Reggio a 5 Stelle-Beppe Grillo “dimenticandosi” chissà perchè il riferimento a BEPPE GRILLO. Strano vengono sempre abbinati a “grillo” e “grillini” ma non nei sondaggi. I fatti. In tre affollatissimi banchetti in mezzo alla gente hanno raccolto oltre 430 firme per presentare la lista (350 numero minimo lo 0.7% fantomatico sarebbero 700 voti). Nel primo giorno oltre 100 persone sono salite in fila in Comune per firmare . Il secondo hanno affollato via Crispi . Gente che passava e spontaneamente firmava.
Ora i casi sono due. O praticamente tutti gli elettori della Lista a 5 Stelle-Beppe Grillo(2/3 circa) si dichiarano pubblicamente e firmano la lista e sono accorsi a tre banchetti, primo ed unico caso al mondo, oppure c’è chi fa i sondaggi a pro-domo di qualcuno. Forse per minare i candidati veramente indipendenti inducendo al falso “voto utile” per i partiti e “giustificando” la “scomparsa” delle liste fuori dal coro in campagna elettorale.
Domanda: è stato citato il nome Lista Civica Reggio 5 Stelle-Beppe Grillo ben citando il nome Beppe Grillo abbinato a Matteo Olivieri ? NO! Perché? Dipende tutto da come si fanno i sondaggi e come si pongono le domande!.
Ora passiamo a Bologna, l’ufficio elettorale aveva nel pomeriggio informalmente accettato la presentazione della lista, alle ore 20 ha rigettato la lista Grillo di Bologna con le seguenti motivazioni “Il simbolo non può essere accettato nei termini in cui è stato presentato perché non c’è l’autorizzazione autenticata del Sig. Beppe Grillo che deleghi la lista ad utilizzare il suo nome, presente nella parte bassa del simbolo (dove era presente la scritta“beppegrillo.it”).”
Con le stesse modalità di presentazione il simbolo è stato accettato in tutti i comuni d’Italia, ma evidentemente a Bologna si è più zelanti. Beppe Grillo è dovuto andare a Bologna e firmare l’autorizzazione all’uso del suo nome. Qui la domanda nasce spontanea: ma per quelli che si candidano avendo nel simbolo Nomi come Berlusconi, Casini ecc. sono stati chiamati codesti personaggi a dare autorizzazione all’uso del loro nome?
“Tutti i cittadini ….possono accedere …… alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza…” bei tempi quelli in cui si scriveva la Costituzione, ma oramai è venuto il tempo per qualcuno di leggerla!


SCEC – Per uscire dalla crisi globale

dicembre 6, 2009

pubblicato 10-06-09

Lo scorso 20 aprile è stato organizzato a Parma un evento di presentazione di Arcipelago SCEC a cui ha partecipato Pierluigi Paoletti ( attuale presidente dell’associazione nazionale ). Noi c’eravamo e abbiamo deciso di farvi una piccola relazione sul progetto:
Innanzitutto: che cos’è lo SCEC?
L’acronimo sta per Solidarietà ChE Cammina e lo SCEC è, tecnicamente, un buono locale.
Buono in quanto la “cartonota” SCEC può essere utilizzata all’interno del circuito commerciale dell’Arcipelago per integrare il pagamento in euro; locale perché il meccanismo – così come la filosofia che l’ha ispirato – è finalizzato a valorizzare i produttori e le produzioni locali, con lo scopo di riallacciare i legami comunitari grazie al tessuto economico, senza lasciare che sia quest’ultimo a prevalere su tutto il resto, come avviene nell’economia globalizzata di oggi.
Il funzionamento è intuitivo. I Buoni SCEC vengono stampati dalle associazioni aderenti ad Arcipelago SCEC e consegnati gratuitamente agli iscritti e alle famiglie. I Buoni Locali SCEC danno diritto a poter pagare, utilizzandoli , una parte dei prezzi delle merci e dei servizi offerti dalle imprese, professionisti, produttori agricoli, artigiani, aderenti al circuito.
Effettuando una spesa di 10 euro in un’azienda convenzionata che accetta il 20% del prezzo in Scec, al momento dell’acquisto alla cassa verrà riconosciuto un abbuono sul prezzo di 2 euro. Dunque, con soddisfazione per il proprio portafoglio, si pagheranno 8 euro e 2 buoni. E chi riceve i Buoni li riutilizzerà a sua volta per i suoi acquisti all’interno del circuito.
Perchè usarli?
E’ ormai sotto gli occhi di tutti che l’impoverimento che stanno subendo le economie locali. Le piccole attività industriali, artigianali, commerciali e contadine, una volta il fulcro della vita economica del nostro territorio, si stanno inesorabilmente spegnendo.
Le cause, come riportato da Paoletti nella sua presentazione, vanno ricercate essenzialmente in due fattori:
a. Il meccanismo di emissione della moneta ufficiale, in quanto ogni Euro emesso dalla Banca Centrale, o prestato dal sistema bancario, crea un debito per la collettività e per il singolo.
b. La grande distribuzione che oggi è quasi totalmente in mano a multinazionali estere e drena continuamente ricchezza dal territorio e questa ricchezza non viene reinvestita localmente;
Grazie ad Arcipelago SCEC, nelle regioni in cui il circuito è già stato avviato ( Toscana, Veneto, Calabria ecc ), centinaia di famiglie e imprese hanno aderito e molte altre sono in attesa di conferma. Questo ha consentito loro di ricreare quel tessuto sociale ed economico che altrimenti si sta pian piano perdendo perché grazie ai buoni locali aumenta il potere di acquisto delle famiglie e si permette di far affluire nella piccola distribuzione nuova clientela.
Da segnalare inoltre che l’associazione promuove un progetto ( gli Empori de “Il Sapore del Cuore” ) il cui obbiettivo è quello di riportare sulla nostra tavola i prodotti locali di qualità, accorciando le filiere e garantendo un giusto compenso ai produttori locali e un prezzo vantaggioso alle famiglie.
Come vengono distribuiti?
L’emissione viene fatta dall’Associazione Arcipelago SCEC in base a criteri condivisi e trasparenti. Vengono distribuiti direttamente alle famiglie del territorio, attirando nel circuito locale anche coloro che di solito fanno la spesa nella grande distribuzione. La quantità iniziale è di 100 Buoni locali ad iscritto, con l’obiettivo di arrivare ad una distribuzione mensile costante nel tempo, una volta che il circuito locale sarà perfettamente completo e la circolazione degli SCEC sarà ottimale. L’iscrizione è gratuita; viene chiesto solo un contributo libero per le spese di stampa dei buoni.
Perchè si parla di economia locale?
Facendo un piccolo esempio pratico supponiamo che un ristorante decida di aderire e quindi incassare alcuni SCEC dai suoi clienti. Cosa se ne fa poi di questi SCEC? Potrà spendere i suoi buoni presso un fornitore, per esempio il contadino che ha fornito il vino; egli a sua volta, quando avrà bisogno degli attrezzi per coltivare la vite userà gli SCEC ricevuti dal ristorante per pagare il ferramenta, il quale andrà a cena con la famiglia nel ristorante da cui è partito il circolo, chiudendolo e rendendolo un sistema autonomo. Pensiamo ad esempio a quante attività locali sono presenti sul nostro territorio e quante relazioni si possono instaurare. Questo comporta anche un nuovo modo di fare economia: non più in competizione gli uni con gli altri ma in cooperazione. Si passa dall’economia del Denaro all’economia del Donare, dove un piccolo dono ( la rinuncia fatta dai singoli aderenti ) rende florida e abbondante una comunità. La percentuale di questa rinuncia viene scelta dall’attività aderente al momento dell’iscrizione e normalmente varia da un 10 ad un 30%.
Come è strutturato Arcipelago SCEC?
Arcipelago SCEC (www.arcipelagoscec.org) è un’associazione nazionale senza scopo di lucro che funge da coordinamento nazionale di tutte le “Isole” regionali ( ad oggi sono 11 ) che lavorano sul territorio, in base a criteri condivisi e trasparenti che si trovano nel Regolamento di Gestione.
All’evento del 20 aprile ha partecipato anche Marcello Rossi, Presidente della neonata Isola dell’Emilia Romagna (http://emilia-romagna… ha spiegato che in questo momento, nella nostra regione, il circuito sta prendendo corpo ( l’elenco degli associati è visibile sul sito ) e sta portando avanti vari eventi sul territorio per approfondire il progetto e per trovare attività e persone che vogliano aderire e contribuire alla sua diffusione.
Prendendo spunto da quanto fatto nelle altre regioni è da segnalare che in alcuni comuni si è riusciti ad avere un appoggio diretto anche dalle amministrazioni locali (ad esempio il comune di Trento, Castrovillari, ecc) che con una delibera comunale hanno deciso di supportare e agevolare il progetto, favorendone la diffusione sul territorio. Anche l’associazione dei Comuni Virtuosi (tra i cui coordinatori c’è Marco Boschini del comune di Colorno) riporta tra i suoi progetti lo SCEC a testimonianza del fatto che un modo diverso di fare economia e politica è possibile.
Noi ci auguriamo che anche a Parma, e in Emilia Romagna, possa diffondersi l’utilizzo del buono locale e speriamo, con questo articolo, di aver stimolato la vostra curiosità ad approfondire e, perchè no, aderire allo SCEC!