L’alternativa in 3 mosse: riduzione, riciclo, estrusione.

dicembre 6, 2009

Non ci sono più attenuanti.
L’alternativa all’inceneritore c’è, funziona, sta prendendo piede in tutta Italia.
Non si può più fare finta di niente di fronte all’evidenza dei risultati ottenuti.
Anche per Parma esiste un progetto alternativo, presentato sia all’assessore Castellani che all’assessore Sassi, un progetto che costa 10 milioni di euro, operativo in 6 mesi, che raggiunge l’utile in 3 anni, che non ha camino ne combustioni.
Ora vedremo se il progetto verrà letto, analizzato, controdedotto, oppure solo archiviato come materiale senza importanza perché ritenuto migliore un inceneritore che costa 180 milioni di euro, richiede 3 anni per costruirlo, inonderà il territorio di fumi e inquinanti, arriverà all’utile dopo 20 anni.

E’ fondamentale però capire come è fatta l’alternativa, spiegare in semplici parole come si arriva a gestire i rifiuti senza incenerirli, senza avvelenare l’aria che respiriamo.
Mossa numero 1: riduzione.
Cosa significa? In questi anni, invece che diminuire, la produzione pro capite dei rifiuti è in aumento. Com’è possibile, di fronte alle politiche per incentivare la raccolta differenziata? Qualcosa non funziona. In strada ci sono ancora i cassonetti, dove tutti possono buttare di tutto, anche quei materiali come carta e plastica che dovrebbero prendere la via del riciclo.
Perché ci sono ancora i cassonetti nelle strade?
Non si vuole migliorare?
Noi la domanda l’abbiamo posta, ma la risposta non è arrivata.
Nei pochi comuni dove i cassonetti sono stati eliminati la raccolta differenziata è schizzata all’80% e di conseguenza la produzione di rifiuti è volata verso il basso.
Mossa numero 2: riciclo.
Le materie recuperabili sono una risorsa.
Carta, cartone, plastica, vetro, metalli, umido: buttarli nei cassonetti è davvero una follia.
Come gettare denaro nella pattumiera.
Altre frazioni però possono essere recuperate: il tessile, le calzature,
Applicando tutti questi principi, la raccolta differenziata può raggiungere dappertutto l’80% e oltre.
Mossa numero 3: l’estrusore.
Una volta che siamo diventati bravi e che la raccolta differenziata è a regime, rimane una quota di rifiuti indifferenziati. Si tratta del cosiddetto secco residuo.
Questo rifiuto può essere trattato ulteriormente per togliere i materiali ancora recuperabili che ci sono cascati dentro.
Poi questo materiale viene trattato dall’estrusore.
Questo termine nasconde un semplice macchinario che omogeneizza per sfregamento il materiale residuo (che è composto in massima parte ancora da plastiche) per farne uscire una sabbia sintetica che viene venduta al comparto delle costruzioni e dei manufatti plastici: guadagnandoci.
In 3 mosse abbiamo ridotto sino al 98% i rifiuti.
Quello che rimane è una briciolina di materia stabile che possiamo tranquillamente accantonare ed ulteriormente studiare per vedere cosa farne.
E comunque, notate bene, questo rifiuto è largamente inferiore alle scorie che produce un inceneritore, che necessita a valle di una discarica di servizio che possa stoccare il rifiuto prodotto, un rifiuto tossico e instabile, con un costo elevatissimo di smaltimento, che in parte necessita di discariche speciali perché il materiale (la quota di ceneri volatili) è talmente inquinato che nessuno in Italia è in grado di trattarlo e deve prendere la via della Germania.
L’alternativa c’è.
In tre mosse di buon senso e di buona amministrazione, che attendono buoni amministratori per rendere operativo anche a Parma un modello vincente, quello che dice si alla salute e no ai veleni.

Cosa succede dove l’inceneritore c’è: il caso della diossina a Brescia

Sogno idealistico o goal realizzabile?



L’ obbedienza non e’ piu’ una virtu’

dicembre 6, 2009

pubblicato 01-07-09

Giovedi’ 11 Giugno intorno alle ore 19.00 ha preso fuoco un impianto di stoccaggio-trattamento rifiuti speciali presso l’ inceneritore di Piacenza.
Ha preso fuoco il combustibile fuori dalla camera di combustione, nel magazzino adiacente. Senza filtri.
Una nuvola nera spaventosa si e’ alzata in cielo “ossigenando” per ore la nostra atmosfera.
Cristo si e’ fermato a Eboli ma l’ aria non si e’ fermata a Piacenza !!
L’ Arpa tuttavia, ha subito dichiarato che non ci sono pericoli per la nostra salute.
E’ sufficiente lavare frutta e verdura.
Sara’ per questo motivo forse che molti di loro sono finiti al fresco !!
Se non ci sono problemi, perche’ costruire inceneritori cosi’ costosi? Bruciamo tutto in aperta campagna che facciamo prima.
Come si fa ad essere cosi’ superficiali?
Guardate bene quel polverone nero.
IL FUMO UCCIDE.
Se da un combustibile cosi’ omogeneo come il tabacco sono state isolate circa 4000 sostanze di cui la gran parte cancerogene e tossiche per la salute degli esseri viventi…QUANTE NE SARANNO SCATURITE IN QUELLA COMBUSTIONE?
QUANTE SOSTANZE SCATURIRANNO DALLA COMBUSTIONE DI UN MATERIALE COSI’ ETEROGENEO COME QUELLO CONFERITO AGLI INCENERITORI?
E’ una tragedia immane.
Sono decenni che bruciamo indiscriminatamente l’ intera tavola periodica degli elementi. Aprite un cassonetto dell’ immondizia per Dio.
Guardate cosa c’e’ dentro!!
COSA USCIRA’ ? ARIA PURA DELLA VAL D’ AOSTA?
Per qualche docente universitario si’ .
Anche per qualche amministratore pubblico.
Leggiamo assieme il testo di Patologia usato dai nostri ragazzi nelle facolta’ di medicina:
” …il fumo continua a essere uno dei principali problemi di salute pubblica…Vi sono 0,3 – 3,3 miliardi di particelle per ml di fumo di sigaretta e oltre 4000 costituenti, compresi 43 cancerogeni noti ( idrocarburi policiclici aromatici, polonio 210, N-Nitrosonornicotina, 4-aminobifenile, 2-naftilamina…), metalli cancerogeni ( arsenico, nichel, cadmio, cromo ), potenziali sostanze favorenti ( acetaldeide, fenolo ), irritanti ( biossido di azoto, formaldeide ), inibitori della motilita’ delle ciglia dell’ epitelio delle vie respiratorie ( acido cianidrico ) e monossido di carbonio…
Oltre ai rischi per la salute dovuti al fumo diretto…vi sono i rischi associati all’ esposizione indiretta al fumo, il cosiddetto FUMO PASSIVO o FUMO AMBIENTALE ( environmental tobacco smoke, ETS ). Nel 1986, due studi pubblicati dal National Research Council e dal Surgeon General hanno concluso che l’ ETS aumenta il rischio di carcinoma polmonare, cardiopatia ischemica e infarto miocardico acuto. La Environmental Protection Agency nel 1992 ha classificato l’ ETS come un cancerogeno umano noto. L’ ETS E’ PARTICOLARMENTE PERICOLOSO PER I LATTANTI E I BAMBINI PICCOLI.” ROBBINS & COTRAN, Le Basi Patologiche Delle Malattie, Volume 1, Patologia Generale, settima edizione
QUESTI DISASTRI NON VERRANNO MAI PIU’ PERDONATI A NESSUNO !!
STANNO DISTRUGGENDO LA CASA DEI NOSTRI FIGLI.
CI STANNO UCCIDENDO SPACCIANDOCI LA MORTE PER VITA.
Veramente, come ricorda Don Lorenzo Milani, l’ obbedienza non e’ piu’ una virtu’ !!
Dobbiamo disubbidire agli amministratori che pianteranno boschi mangiapolveri.
Le piante non mangiano le polveri !!!
Se Einaudi invitava le persone che non conoscevano a non deliberare…questi amministratori devono ritornare alle scuole elementari a ripassare la fotosintesi clorofilliana, il principio di conservazione di massa ecc. ecc.
Se un amministratore mette la firma sotto un corretto stile di vita, tutta la comunita’ ne beneficia.
Se un amministratore mette la firma sotto un cattivo stile di vita, avvelena i membri della comunita’ come se fossero topi !!
Qui non c’e’ piu’ in gioco una tangenziale con o senza semaforo.
Qui c’e’ in gioco la vita dei nostri bimbi.
Qui c’e’ in gioco la loro sopravvivenza.
Nessun giornale ne’ telegiornale ha diffuso la notizia della bomba ecologica esplosa a Piacenza. Effettivamente occorre nascondere. Se in citta’ si venisse a sapere che un impianto gestito da Enia ha combinato un disastro ecologico imperdonabile nelle terre adiacenti…come potrebbero portare avanti quello stramaledetto progetto di quello stramaledetto inceneritore?
Guardate quel polverone nero, vi sembra salutare per i nostri bambini?
Smettiamola di prenderci in giro!!!
Molte menzogne sono deliberate, e tanto chi le proferisce quanto chi le ode le comprende come tali. Vengono dette per manipolare, per tranquillizzare, per allettare, per rimandare un’ azione o per giustificare un atto di egoismo, per acquisire potere o per mantenerlo, o anche per negare una realta’ scomoda. Le menzogne distorcono il flusso delle informazioni. Un sistema non puo’ funzionare come si deve se i suoi flussi informativi vengono inquinati da menzogne. Le informazioni non dovrebbero essere distorte, ritardate o bloccate.
” Tutta l’ umanita’ e’ in pericolo se ciascuno di noi non ha il coraggio, d’ ora in avanti, di dire tutta la Verita’ e niente altro che la Verita’, e di farlo al piu’ presto – adesso” ( Buckminster Fuller )
Ogni volta che parlate a qualcuno, per strada, al lavoro, rivolgendovi a una folla o a un bambino, avete modo di combattere una menzogna o affermare una verita’.
Quanto piu’ si riesce a combattere la disinformazione, tanto piu’ facile sara’ cambiare la nostra societa’.
Guardiamo quel polverone nero e concludiamo con un estratto della rivista Arpa n.4 del Luglio-Agosto 2006: ” Danni biologici da particolato atmosferico…diversi studi dimostrano che il particolato atmosferico puo’ provocare danni al materiale genetico…Risulta quindi necessario impegnare risorse nella prevenzione primaria dei rischi sanitari connessi con questi inquinanti… “
L’ obbedienza non e’ piu’ una virtu’.

“Considerate questo: le formiche del Pianeta, nell’ insieme,
hanno una biomassa maggiore di quella degli esseri umani.
Sono state incredibilmente industriose per milioni di anni,
tuttavia la loro produttività nutre le piante,
gli animali e il suolo.
L’ industria umana ha funzionato a pieno regime per poco
più di un secolo e in questo pur breve lasso di tempo ha
rovinato praticamente tutti gli ecosistemi della Terra.
Non è la natura che ha un problema di progettazione.
Siamo noi.”


DIFFICOLTA’ LISTE CIVICHE

dicembre 6, 2009

pubblicato 17-06-09

Con questo articolo volevamo portare all’attenzione dei cittadini alcune situazioni strane, o se volete peculiari, di queste campagne elettorali. Per brevità, e immagino vostro interesse, vi vorrei raccontare cos’è successo nelle vicine Bologna, e Reggio nell’Emilia.
Cosa accomuna queste due città nella campagna elettorale?
Un trattamento speciale per le liste legate al nome Beppe Grillo, o meglio le Liste civiche a 5 stelle degli amici di Beppe Grillo.
Vorrei partire dalla Costituzione italiana, in particolare l’articolo 51 di Essa:
“Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere ai uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.”
Un articolo assolutamente condivisibile da tutti noi, ma forse lo avete letto di fretta, vi vorrei far notare queste 4 parole: in condizione di uguaglianza. Tutti uguali! Bellissimo, perfetto, risoluto nella sua semplicità, nell’essere essenziale. Ci vuole uguaglianza nel gareggiare per accedere ai pubblici uffici. A questa mia ennesima ripetizione di questa affermazione già sento che state scalpitando, e che vi siete innervositi, a questo mi starete chiedendo e “dai su dicci quello che devi dire.” Ecco cosa vi voglio dire:
La legge elettorale impone che chi ha già partecipato alla competizione elettorale ed ha già uno scranno può semplicemente ricandidarsi, chi non ha mai partecipato…..e bé, chi non ha mai partecipato a nessuna elezione deve prima raccogliere un determinato numero di firme, altrimenti non può gareggiare nella competizione elettorale. Questo è già un “difetto” della legge elettorale, che a mio modesto parere, devia dal dettame costituzionale, ma ancora siamo nell’ambito di tutti i nuovi che si presentano. Poi accade che sentiamo Beppe Grillo che ci racconta una cosa curiosa, ebbene in un suo video, dove presenta le Liste civiche che portano il suo nome, ci dice:
“Per depistare e farci spendere di più dicono che se ci sono io non è comizio, ma è spettacolo. E’ spettacolo, allora devi spendere molto di più: devi avere i vigili del fuoco, la sicurezza. Allora devo fare comizi che non siano spettacoli. Devo vietare alla gente di ridere o a ridere di nascosto. E’ pazzesco.”
A Reggio Emilia circa ad un mese dalle elezioni arrivano i sondaggi, dove si sondano gli elettori senza citare il nome completo della lista civica Reggio a 5 Stelle-Beppe Grillo “dimenticandosi” chissà perchè il riferimento a BEPPE GRILLO. Strano vengono sempre abbinati a “grillo” e “grillini” ma non nei sondaggi. I fatti. In tre affollatissimi banchetti in mezzo alla gente hanno raccolto oltre 430 firme per presentare la lista (350 numero minimo lo 0.7% fantomatico sarebbero 700 voti). Nel primo giorno oltre 100 persone sono salite in fila in Comune per firmare . Il secondo hanno affollato via Crispi . Gente che passava e spontaneamente firmava.
Ora i casi sono due. O praticamente tutti gli elettori della Lista a 5 Stelle-Beppe Grillo(2/3 circa) si dichiarano pubblicamente e firmano la lista e sono accorsi a tre banchetti, primo ed unico caso al mondo, oppure c’è chi fa i sondaggi a pro-domo di qualcuno. Forse per minare i candidati veramente indipendenti inducendo al falso “voto utile” per i partiti e “giustificando” la “scomparsa” delle liste fuori dal coro in campagna elettorale.
Domanda: è stato citato il nome Lista Civica Reggio 5 Stelle-Beppe Grillo ben citando il nome Beppe Grillo abbinato a Matteo Olivieri ? NO! Perché? Dipende tutto da come si fanno i sondaggi e come si pongono le domande!.
Ora passiamo a Bologna, l’ufficio elettorale aveva nel pomeriggio informalmente accettato la presentazione della lista, alle ore 20 ha rigettato la lista Grillo di Bologna con le seguenti motivazioni “Il simbolo non può essere accettato nei termini in cui è stato presentato perché non c’è l’autorizzazione autenticata del Sig. Beppe Grillo che deleghi la lista ad utilizzare il suo nome, presente nella parte bassa del simbolo (dove era presente la scritta“beppegrillo.it”).”
Con le stesse modalità di presentazione il simbolo è stato accettato in tutti i comuni d’Italia, ma evidentemente a Bologna si è più zelanti. Beppe Grillo è dovuto andare a Bologna e firmare l’autorizzazione all’uso del suo nome. Qui la domanda nasce spontanea: ma per quelli che si candidano avendo nel simbolo Nomi come Berlusconi, Casini ecc. sono stati chiamati codesti personaggi a dare autorizzazione all’uso del loro nome?
“Tutti i cittadini ….possono accedere …… alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza…” bei tempi quelli in cui si scriveva la Costituzione, ma oramai è venuto il tempo per qualcuno di leggerla!


SCEC – Per uscire dalla crisi globale

dicembre 6, 2009

pubblicato 10-06-09

Lo scorso 20 aprile è stato organizzato a Parma un evento di presentazione di Arcipelago SCEC a cui ha partecipato Pierluigi Paoletti ( attuale presidente dell’associazione nazionale ). Noi c’eravamo e abbiamo deciso di farvi una piccola relazione sul progetto:
Innanzitutto: che cos’è lo SCEC?
L’acronimo sta per Solidarietà ChE Cammina e lo SCEC è, tecnicamente, un buono locale.
Buono in quanto la “cartonota” SCEC può essere utilizzata all’interno del circuito commerciale dell’Arcipelago per integrare il pagamento in euro; locale perché il meccanismo – così come la filosofia che l’ha ispirato – è finalizzato a valorizzare i produttori e le produzioni locali, con lo scopo di riallacciare i legami comunitari grazie al tessuto economico, senza lasciare che sia quest’ultimo a prevalere su tutto il resto, come avviene nell’economia globalizzata di oggi.
Il funzionamento è intuitivo. I Buoni SCEC vengono stampati dalle associazioni aderenti ad Arcipelago SCEC e consegnati gratuitamente agli iscritti e alle famiglie. I Buoni Locali SCEC danno diritto a poter pagare, utilizzandoli , una parte dei prezzi delle merci e dei servizi offerti dalle imprese, professionisti, produttori agricoli, artigiani, aderenti al circuito.
Effettuando una spesa di 10 euro in un’azienda convenzionata che accetta il 20% del prezzo in Scec, al momento dell’acquisto alla cassa verrà riconosciuto un abbuono sul prezzo di 2 euro. Dunque, con soddisfazione per il proprio portafoglio, si pagheranno 8 euro e 2 buoni. E chi riceve i Buoni li riutilizzerà a sua volta per i suoi acquisti all’interno del circuito.
Perchè usarli?
E’ ormai sotto gli occhi di tutti che l’impoverimento che stanno subendo le economie locali. Le piccole attività industriali, artigianali, commerciali e contadine, una volta il fulcro della vita economica del nostro territorio, si stanno inesorabilmente spegnendo.
Le cause, come riportato da Paoletti nella sua presentazione, vanno ricercate essenzialmente in due fattori:
a. Il meccanismo di emissione della moneta ufficiale, in quanto ogni Euro emesso dalla Banca Centrale, o prestato dal sistema bancario, crea un debito per la collettività e per il singolo.
b. La grande distribuzione che oggi è quasi totalmente in mano a multinazionali estere e drena continuamente ricchezza dal territorio e questa ricchezza non viene reinvestita localmente;
Grazie ad Arcipelago SCEC, nelle regioni in cui il circuito è già stato avviato ( Toscana, Veneto, Calabria ecc ), centinaia di famiglie e imprese hanno aderito e molte altre sono in attesa di conferma. Questo ha consentito loro di ricreare quel tessuto sociale ed economico che altrimenti si sta pian piano perdendo perché grazie ai buoni locali aumenta il potere di acquisto delle famiglie e si permette di far affluire nella piccola distribuzione nuova clientela.
Da segnalare inoltre che l’associazione promuove un progetto ( gli Empori de “Il Sapore del Cuore” ) il cui obbiettivo è quello di riportare sulla nostra tavola i prodotti locali di qualità, accorciando le filiere e garantendo un giusto compenso ai produttori locali e un prezzo vantaggioso alle famiglie.
Come vengono distribuiti?
L’emissione viene fatta dall’Associazione Arcipelago SCEC in base a criteri condivisi e trasparenti. Vengono distribuiti direttamente alle famiglie del territorio, attirando nel circuito locale anche coloro che di solito fanno la spesa nella grande distribuzione. La quantità iniziale è di 100 Buoni locali ad iscritto, con l’obiettivo di arrivare ad una distribuzione mensile costante nel tempo, una volta che il circuito locale sarà perfettamente completo e la circolazione degli SCEC sarà ottimale. L’iscrizione è gratuita; viene chiesto solo un contributo libero per le spese di stampa dei buoni.
Perchè si parla di economia locale?
Facendo un piccolo esempio pratico supponiamo che un ristorante decida di aderire e quindi incassare alcuni SCEC dai suoi clienti. Cosa se ne fa poi di questi SCEC? Potrà spendere i suoi buoni presso un fornitore, per esempio il contadino che ha fornito il vino; egli a sua volta, quando avrà bisogno degli attrezzi per coltivare la vite userà gli SCEC ricevuti dal ristorante per pagare il ferramenta, il quale andrà a cena con la famiglia nel ristorante da cui è partito il circolo, chiudendolo e rendendolo un sistema autonomo. Pensiamo ad esempio a quante attività locali sono presenti sul nostro territorio e quante relazioni si possono instaurare. Questo comporta anche un nuovo modo di fare economia: non più in competizione gli uni con gli altri ma in cooperazione. Si passa dall’economia del Denaro all’economia del Donare, dove un piccolo dono ( la rinuncia fatta dai singoli aderenti ) rende florida e abbondante una comunità. La percentuale di questa rinuncia viene scelta dall’attività aderente al momento dell’iscrizione e normalmente varia da un 10 ad un 30%.
Come è strutturato Arcipelago SCEC?
Arcipelago SCEC (www.arcipelagoscec.org) è un’associazione nazionale senza scopo di lucro che funge da coordinamento nazionale di tutte le “Isole” regionali ( ad oggi sono 11 ) che lavorano sul territorio, in base a criteri condivisi e trasparenti che si trovano nel Regolamento di Gestione.
All’evento del 20 aprile ha partecipato anche Marcello Rossi, Presidente della neonata Isola dell’Emilia Romagna (http://emilia-romagna… ha spiegato che in questo momento, nella nostra regione, il circuito sta prendendo corpo ( l’elenco degli associati è visibile sul sito ) e sta portando avanti vari eventi sul territorio per approfondire il progetto e per trovare attività e persone che vogliano aderire e contribuire alla sua diffusione.
Prendendo spunto da quanto fatto nelle altre regioni è da segnalare che in alcuni comuni si è riusciti ad avere un appoggio diretto anche dalle amministrazioni locali (ad esempio il comune di Trento, Castrovillari, ecc) che con una delibera comunale hanno deciso di supportare e agevolare il progetto, favorendone la diffusione sul territorio. Anche l’associazione dei Comuni Virtuosi (tra i cui coordinatori c’è Marco Boschini del comune di Colorno) riporta tra i suoi progetti lo SCEC a testimonianza del fatto che un modo diverso di fare economia e politica è possibile.
Noi ci auguriamo che anche a Parma, e in Emilia Romagna, possa diffondersi l’utilizzo del buono locale e speriamo, con questo articolo, di aver stimolato la vostra curiosità ad approfondire e, perchè no, aderire allo SCEC!


CITTADINI SENZA REDDITI: IL POPOLO SENZA DIRITTI!

dicembre 6, 2009

pubblicato 03-06-09

Lo sapete che nel malauguratissimo caso in cui vi troviate senza redditi non avete diritto ai contributi economici messi a disposizione dal comune ?

Come ? Gli aiuti non sono per i più poveri ? No, non lo sono ! I contributi economici sono solo per i “poveri ma non troppo” !!!

E per più poveri ? Per quelli “c’è la dolce eucessina”: i servizi sociali, ed a meno che non vi troviate “in una condizione di assoluta indigenza “ senza casa e senza parenti che vi possano aiutare loro possono darvi molto meno rispetto a ciò che avreste ottenuto dal comune se foste stati “poveri ma non troppo”.

Perché, vi chiederete ancora? Perché per ottenere questi contributi dal comune dovete presentare il modello ISEE che certamente deve avere valori bassi “ma non bassissimi ” ed ancor meno potrete essere “così sfrontati” da presentare un ISEE a zero perché la vostra richiesta verrà respinta con la motivazione di: INATTENDIBILE !!!

Ma come ? Se ho perso il lavoro ed al momento non ho trovato una nuova occupazione? Niente da fare, NON HAI DIRITTO AI CONTRIBUTI ! Certo puoi provare con un ricorso dimostrando che l’affitto e “le spese di sopravvivenza” le ha pagate mammà ma anche in questo caso le possibilità di “riscattarti” saranno ben poche.

Allora dovrai insistere, elemosinare attenzione, umiliarti finché un assistente sociale sarà chiamata ad intervenire “riguardo al tuo pietoso caso” e magari otterrai un piccolo aiuto di 785 € per pagarti le utenze. Sì 785 € contro i più di 4.000 € che avresti ottenuto se fossi stato “povero ma non troppo” !!!!!

E tutto perché il tuo ISEE a zero era inattendibile !!! ISEE A ZERO : DIRITTI ZERO!

Certamente chiederai “loro” la ragione di questo sistema di valutazione. La risposta sarà che non è proprio possibile non avere redditi, che forse lavori in nero o nascondi qualche arcano e che è stato adottato questo sistema nel rispetto della normativa regionale per contrastare possibili casi di questo tipo.

No signori io sono “il caso di un altro tipo “ e come me ce ne sono molti altri in fila al Duc, infuriati, basiti, demoralizzati ed umiliati che oltre ad essere senza lavoro non hanno secondo il vostro criterio “un tanto a spanne “ diritto a nulla !
Cittadini che per disparate ragioni si trovano ad avere un ISEE troppo basso per essere considerato da voi ATTENDIBILE !!!
Chiaro che a volte dietro un ISEE a zero possa nascondersi “di tutto un po” : lavoro nero, spaccio di droga, prostituzione ma in questi casi dubito che verrebbero a chiedere un aiuto a voi !!!

Questo è signori il vostro “illuminato” sistema di valutazione ???
Non tenete assolutamente in considerazione la cronostoria del singolo ? Tutto nello stesso calderone d’“inattendibilità” e certo perché a voi non sembra possibile che si possa sopravvivere con così poco !!!

Il mio caso specifico è emblematico ed esemplificativo per comprendere quello di tanti che si sono visti sbattere da loro le porte in faccia.

Madre solo con bimba di poco più di un anno. Ultimo contratto di lavoro scaduto in concomitanza della gravidanza ad inizio 2007. Richiesta contributi presentate: nucleo monogenitoriale, contributo affitto, casadesso (appartamenti a canone agevolato ), risultato : RICHISTE RESPINTE CAUSA INATTENDIILITA’ REDDITI !
Isee presentato : quello relativo al 2007 anno in cui ero in gravidanza !!!
E secondo loro allora cosa nascondo ? Posso mai trovare un nuovo lavoro con il pancione o con problemi di salute o fratture multiple ( perché ne ho incontrato uno in fila ancora con corsetto ortopedico ).

Nel ricorso presentato non vi è bastato neppure che vi portassi i bollettini dell’affitto effettuati da mia madre per giudicarmi attendibilità !
E non prendete neppure in considerazione la cronostoria di un cittadino che ha sempre lavorato che oltretutto non è abituato a forme assistenziali visto che in passato nulla ho mai chiesto.

Dopo varie e-mail, contestazioni e richieste avete deciso che rientravo nei casi da sottoporre ai servizi sociali,.Grazie signori mi sono presa così 785 € per il pagamento utenze al posto dei più di 4.000 che avrei di diritto ottenuto se fossi stata attendibilmente supportata da un ISEE “basso ma non troppo”.

E quante e-mail fino ad intasarvi la posta cari Vignali e Lasagna per sottoporvi non il mio caso ma quello dei tantissimi che si sono visti da voi respinti le richieste di contributi per inattendibilità, quante e-mail per portare la vostra attenzione su questo “assurdo sistema di valutazione”.

E che dire caro Vignali di una tua attesa e promessa telefonata mai arrivata ?
Ti ricordi? Mia madre ti ha incontrato dal tuo parrucchiere di fiducia, avevi la messa in piega appena fatta ed un anziana signora ti ha avvicinato per sottoporti il problema visto che alle mie e-mail dopo un mese non era giunta risposta, hai chiesto il mio nome ed il mio numero di telefono e poi? Lo hai perso?

Troppo impegnato in quel periodo, sempre con la fascia tricolore a tagliare fiocchi alle cerimonie inagurative dei chilometri d’asfalto della tangenziale, quante opere, quanto cemento per far guadagnare i tuoi amici, quelli che ti sostengono.
Piste ciclabili, fontane multicolore, tangenziali perché questa è visibilità per quelli che ancora giudicano la giunta in base alle opere e ancora non si sono risvegliati, asfalto perché quella è l’attività speculativa più vantaggiosa per il clan dei tuoi sostenitori.
Meno statue, meno asfalto più contributi caro Vignali !!!!


Portiamo Saviano a Parma?

dicembre 6, 2009

pubblicato 27-05-2009

Dopo la trasmissione “Che tempo che fa” in cui Roberto Saviano ha dichiarato che a Parma, la citta’ Ducale, ci siano connivenze camorristiche, la risposta del prefetto Scarpis: “sono sparate di una persona che sta a 800 km di distanza, che ha visto Parma di passaggio” e il procuratore reggente di Bologna Silverio Piro che si dice “sorpreso delle affermazioni del prefetto di Parma” vediamo di raccogliere un po’ di informazioni.
• (www.LiberaInformazione.org) Nel documento del 2007 della Direzione Nazionale Antimafia leggiamo che la presenza della camorra casalese include «anche professionisti ed imprenditori emiliani, responsabili della gestione dei canali di reinvestimento speculativo individuati in società impegnate nell’acquisizione di complessi immobiliari di ingente valore ubicati soprattutto nella città di Parma ».
Senza dimenticare le inchieste giornalistiche che hanno portato alla luce gli interessi economici che i fratelli Zagaria avevano nella città ducale, oppure le dichiarazioni di alcuni magistrati, come Raffaele Cantone, che in una intervista ha recentemente parlato delle infiltrazioni camorristiche: «Non credo che ci fosse una ragione specifica oltre ovviamente a quella della grande ricchezza dei possibili destinatari di interessi camorristici. Semplicemente a Parma i casalesi avevano un punto di riferimento, un imprenditore che poi è stato condannato in primo grado per associazione a delinquere di stampo camorristico, primo caso in tutto il nord Italia».
E anche la Commissione Antimafia della scorsa legislatura nella sua relazione conclusiva parlando dei superboss casalesi Zagaria e Iovine indicava come gli stessi stessero sempre più trasformando i loro gruppi in imprese con una capacità di controllo di interi settori economici interloquendo con l’imprenditoria e con le istituzioni anche di altre realtà non solo campane. La relazione rimarcava «l’importante attività di indagine conclusa dalla DDA con riferimento al gruppo Zagaria, che oltre a portare all’arresto dei tre fratelli del latitante e di numerosi affiliati, ha fatto emergere infiltrazioni nel Nord Italia, dove il clan aveva investito nel settore delle costruzioni. Nell’indagine sono stati arrestati vari imprenditori, fra cui due immobiliaristi di Parma – di recente anche condannati per partecipazione ad associazione camorristica – e sequestrate varie società immobiliari tutte operative al Centro Nord. Il gruppo Zagaria, del resto, era risultato il gestore della distribuzione, in sistema di illegale monopolio, del latte per l’intera provincia di Caserta per conto di uno dei principali gruppi italiani in esso operanti».
A quanto pare la situazione non è proprio quella descritta da Scarpis, che in una intervista a Parma Tv ha poi parzialmente aggiustato il tiro precisando che in città ci sono realtà di criminalità organizzata ma non infiltrazioni di stampo mafioso, che presuppongono il controllo del territorio tramite infiltrazioni negli organi che lo governano: non gli risultano indagini di alcun tipo che riguardino mafia, camorra e ‘ndrangheta.
A dimostrazione del fatto che il problema è vivo, due interrogazioni parlamentari, una in Senato e una alla Camera, sono state inoltrate al ministero dell’Interno da parte di senatori e deputati emiliani, affinché il ministro Maroni risponda sui metodi e le strategie per affrontare la problematica delle mafie al Nord, in Emilia nello specifico.
Il ministro è chiamato ad esprimere, come leggiamo nel documento, «quale sia la valutazione in riferimento alla dinamiche di crescita della presenza e del radicamento delle organizzazioni mafiose nel Nord e nel Centro Italia» [...] e in conclusione «quali siano le iniziative [...] per sostenere l’impegno istituzionale e civile delle città dell’Emilia Romagna, unitamente alla Regione, e per aiutare le imprese, i commercianti, i cittadini a non avere paura e mantenere alta la fiducia nella legalità».
Nelle premesse all’interrogazione si fa riferimento a dati importanti che hanno evidenziato la infiltrazione mafiosa in Emilia. Ad esempio, nel rapporto Sos Impresa del 2008 dove, mutuando una espressione già usata nella relazione della Direzione Investigativa Antimafia l’Emilia Romagna è stata definita la “Gomorra del Nord” perchè «Modena, Parma e Reggio hanno il triste primato per le proiezioni camorristiche legate al clan di Francesco Schiavone, che si sta localizzando a sostegno della penetrazione finanziaria nei mercati immobiliari e nelle imprese della regione».

• Bologna, 28 marzo 2009 (Adnkronos) – ”Roberto Saviano è una delle poche luci positive in questo enorme buco di omertà sulla criminalità organizzata che riguarda tutta la nazione”. Cosi’ il procuratore reggente di Bologna, responsabile della Dda, Silverio Piro, si inserisce nella polemica scoppiata tra lo scrittore di Gomorra e il prefetto di Parma, Paolo Scarpis. Tra i due infatti non c’e’ identita’ di veduta sulla infiltrazione della criminalita’ organizzata nella citta’ ducale. Secondo il procuratore Piro, invece, Saviano non solo ”ha le idee chiare e riesce ad attaccare con assoluta indifferenza chiunque”, ma ”e’ una delle stelle che brillano nel buio della lotta alle grandi organizzazioni criminali”. Poi il magistrato spiega che ”per quanto riguarda Parma e’ evidente che e’ stata ed e’ interessata da infiltrazioni di organizzazioni criminali”. E lo dimostra il fatto che ”la Dda di Bologna e Napoli hanno indagini aperte di cui ovviamente non si puo’ parlare”.

• Parma 13, Maggio 2009(www.parmaok.it/) Rosaria Capacchione, giornalista del Mattino di Napoli, da anni in guerra contro la camorra, ha presentato alla facoltà di Economia il suo ultimo libro “L’oro della camorra” (Bur), sugli intrecci tra il clan dei Casalesi e il nord del Paese. Parma e l’Emilia sono la testa di ponte degli affari dei boss al nord, dove ci sono i soldi.
• La giornalista ( che da anni vive sotto scorta essendo stata minacciata di morte insieme allo scrittore Roberto Saviano e al magistrato Raffaele Cantone)racconta nel suo libro la “carriera” dei boss, divenuti manager ricchi e potenti che controllano l’economia del Paese.
L’immagine rurale dei Casalesi è dunque da dimenticare. Oggi “appaiono e sono uomini d’affari, effettivamente capaci”. Quindi più difficili da riconoscere. E qui sta il punto: mentre a sud si è abituati a decifrare i segnali, al nord c’è soprattutto diffidenza. Noi siamo diversi, la camorra non ci riguarda, si pensa. Invece, racconta la giornalista, dobbiamo formare gli anticorpi e isolare la camorra, per non farla vincere.
A Parma, le chiedono, c’è stato un solo caso riconosciuto ( la condanna, in primo grado, nel giugno 2008 per associazione camorristica dell’imprenditore Aldo Bazzini). Un solo uomo dovrebbe far preoccupare? ” E non basta?, risponde. E’ la rete, il sistema che c’è dietro che devono far preoccupare”.
I Casalesi sono presenti in Emilia Romagna, a Parma, Reggio, Modena, in maniera massiccia. Immettono quantità ingenti di denaro sul mercato senza ricorrere al credito bancario, i loro dipendenti non scendono in sciopero, non hanno problemi di automezzi perchè se si rompono li ricomprano. Hanno il monopolio in settori chiave come la movimentazione terra e la palificazione. Penetrano nei maggiori appalti pubblici del Paese. “A Parma il sistema economico si appoggia da almeno 20 anni al clan dei Casalesi”,dice Capacchione.
“Le organizzazioni criminali si muovono dove c’è da fare soldi… anche dove ci sono attività lecite, continua Rosaria Capacchione. Se il mercato al nord è ricco, è ovvio che arrivino qui…C’è da meravigliarsi di chi si meraviglia…”.
E gli anticorpi come si costruiscono? Con la consapevolezza di saper riconoscere le dinamiche e i segnali di questi fenomeni. “Credo molto nella responsabilità individuale, dice la giornalista. Solo ai bambini riconosco l’alibi di non sapere.” A questo servono dunque le informazioni contenute nel libro, che ricostruiscono la storia dei boss e il trionfo dell’economia camorristica, che risucchia forze anche sane nel suo vortice. E la nostra città è spesso citata dall’autrice.
Si parla molto di sicurezza, ma non di legalità. La sicurezza (privata), dice Capacchione, la possono garantire anche la camorra o la mafia, forse anche meglio dello Stato. Di legalità invece non parla quasi più nessuno.

• 14/05/2009 (www. Osservatoriocamorra.org)
Un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha scoperto un pesante coinvolgimento del clan casertano nei lavori di costruzione di nuove aule dell’Ateneo emiliano. L’opera è bloccata dal 2007: la ditta incaricata è sotto scacco del potentissimo boss Michele Zagaria. L’imprenditore vive sotto scorta dopo le minacce di morte il quasi fallimento della sua azienda causato dal clan casalese.
La costruzione del Polo didattico in cui dovrebbero sorgere le facoltà di Architettura e Agraria sono iniziati nel 2004. Il cantiere, da quasi due anni è assolutamente abbandonato. Stazionano gru desolate in mezzo a piloni di cemento dirupati ed erba alta. L’impresa edile, che aveva appaltato i lavori, è di Aversa: l’Emini spa. Francesco Emini, titolare dell’impresa, era finito sotto il giogo di Michele Zagaria, che aveva imposto tangenti ed estorsioni. Giunto al limite della sopportazione, nel 2007 ha scelto di denunciare tutto alla Procura di Parma.
Da allora, gli sono arrivate minacce di morte e bombe carta a casa. L’inchiesta partita dalle rivelazioni dell’imprenditore ha portato all’arresto di undici persone, tutte legate al clan dei Casalesi e, in particolar modo a Michele Zagaria.

E dopo tante brutte notizie annunciamo anche una “Good News”:
Il comitato promotore di Libera, l’associazione di Don Ciotti sara’ presente anche a Parma (ultima citta’ dell’Emilia Romagna) e, ironia della sorte , avrà la sede in via della Repubblica, di fronte alla Prefettura.
La presentazione e’ avvenuta il 23 aprile 2009 presso la comunità Betania da parte del pastore metodista Giuseppe La Pietra e dei rappresentanti regionali di Libera. La data in cui LIBERA Parma riuscirà a vedere finalmente la sua nascita e’ LUNEDÌ 22 GIUGNO DALLE ORE 17:30 ALLE 20:00 A PARMA.
A seguire uno stralcio dell’intervista fatta agli organizzatori da Parma Repubblica.

• 24 Aprile 2009 (www.parma.repubblica.it)
State sostenendo iniziative di sensibilizzazione?
Qui a Parma abbiamo trovato un terreno fertile, con realtà molto attive. Ad esempio l’associazione Sasso nel torrente ha portato a Parma Margherita Asta, che ha avuto la famiglia distrutta in un attentato mafioso. Gli scout hanno organizzato una fiaccolata in ricordo di don Diana. Minimondi ha ospitato il giornalista Lirio Abbate… ……..
Libera fa una proposta: siete disposti a mettervi in rete e a fare fronte comune?”
Ci sono progetti specifici per le scuole?
“Abbiamo molti insegnanti interessati ad aderire a Libera. Tra qualche giorno, in occasione dell’inaugurazione della Camera del Lavoro a Fidenza, verranno delle classi di un liceo di Trapani per un gemellaggio con le scuole di Fidenza. Saranno proiettati dei cortometraggi realizzati dai ragazzi sul tema del lavoro, per poter confrontare la realtà del nord e del sud. Poi, a fine maggio gli studenti fidentini andranno in Sicilia”.
Quante sono le realtà che formeranno Libera nei prossimi giorni?
“Tra singoli cittadini e associazioni, abbiamo circa 70 contatti, e tra questi ci sono realtà importanti e aggregative come il Consorzio di solidarietà sociale. Proviamo a metterci insieme per riunire la passione e l’impegno che già c’è, per rendere la partecipazione attiva più incisiva a livello locale e nazionale. Vogliamo globalizzare l’impegno antimafia

E per ultimo vogliamo esporre una frase pronunciata dal responsabile regionale durante l’incontro del 23 Aprile u.s. che ci ha colpito:
“La mafia ha bisogno di silenzio per portare avanti i suoi affari”
non ci resta quindi che invitare Saviano a Parma


FASCISTI IN CITTA’, IL MONTANARA NON CI STA

dicembre 6, 2009

pubblicato 20-05-2009

24 aprile: antifascista circondato e minacciato da una decina di neofascisti.

25 aprile: devastata la sede di Rifondazione in via Solari.

25 aprile: bruciata la corona d’alloro posta in via san Michele che rendeva omaggio ai parmigiani torturati dagli aguzzini nazisti.

26 aprile: distrutta la corona d’alloro messa in via Bixio in onore di Aristide Rossi, partigiano ventiquattrenne ucciso dai fascisti.

No non siamo nella prima metà del ‘900, ma a Parma nel 2009.
Qualcuno chiama gli autori di questi gesti con il termine vandali. Io preferisco attribuire loro il nome neofascisti.
Le loro azioni non sono casuali, ma organizzate e ben mirate. Infatti i giorni in cui sono stati compiuti questi gesti ricadono proprio nell’anniversario della liberazione.
Qualche giorno fa, più precisamente durante la seconda settimana di Maggio, sui muri della città sono comparse scritte in cui vengono minacciati tre esponenti di un movimento politico di estrema destra chiamato “Casa Pound”.
Il movimento di destra chiede una condanna ferma e inequivocabile da parte delle istituzioni di Parma. Immediata la presa di posizione del Comune tramite il vicesindaco Paolo Buzzi il quale afferma: “Non saranno tollerati tentativi di creare un clima d’odio e di discriminazione politica contro nessuno, qualsiasi idea professi se lo fa nella legalità e nel rispetto delle persone.Non è accettabile che sui muri della città compaiano minacce di morte, ne tanto meno sarà tollerato che questi propositi si traducano in azioni violente”.
Concordo, ma allo stesso tempo mi domando dove erano le Istituzioni quando qualche vigliacco bruciava e calpestava i simboli della Resistenza, dove erano quando qualcuno distruggeva la sede di un partito di sinistra “contribuendo a creare un clima di odio e discriminazione”? In quei giorni non vi è stata nessuna presa di posizione da parte del Comune.
Cos’è Casa Pound?
Casa Pound prende il nome da un poeta di nome Ezra Pound nato durante la seconda metà del 1800 negli Stati Uniti. Nel 1924 si stabilisce in Italia, a Rapallo. Negli anni ’30 rivolge i suoi interessi alla politica e all’economia. Tra il 1941 e il1943 lavora per una radio italiana nella quale conduce molte trasmissioni in cui difende l’operato del fascismo. Ribadisce questa posizione anche durante la Repubblica di Salò.
Alcuni punti del programma di CP sono abbastanza interessanti: ad esempio il controllo pubblico delle banche o le agevolazioni per la scuola pubblica. Altri sono agghiaccianti: ad esempio la stesura di una nuova Costituzione, la leva obbligatoria a 18 anni sia per gli uomini che per le donne, il ripristino del nucleare considerato da loro energia pulita, lo sviluppo di una nazione razzista.
Ma chi c’è veramente dietro a questo movimento?
Casa Pound viene fondata da Gianluca Iannone attuale leader. Costui è inoltre direttore della rivista “Occidente” e ideatore di Radio Bandiera Nera e del Blocco Studentesco. Politicamente è nato nel FUAN e candidato a Roma nella Destra di Storace. Tra i collaboratori di Iannone nella redazione di “Occidente” vi è Gabriele Adinolfi fondatore nel 1977 dell’ organizzazione terrorista di destra “Terza Posizione” e latitante fino al 2000. Infatti una delle campagne più care a Casa Pound è la liberazione di Luigi Ciavardini, ex militante di “Terza Posizione”, condannato con sentenza definitiva a 30 anni come esecutore della Strage di Bologna.
Per chi non lo sapesse la Strage di Bologna, avvenuta nel 1980, è uno degli atti terroristici più gravi avvenuti in Italia dopo la fine della guerra. La responsabilità venne attribuita al terrorismo di estrema destra. Fecero esplodere una bomba composta da 23 kg di esplosivo nella stazione di Bologna causando il crollo di un’intera ala e investendo in pieno un treno: 85 furono i morti e 200 i feriti.
Dove ha la sede a Parma?
Casa Pound aveva sede nei pressi di via Isola. Da qualche decina di giorni però si sono trasferiti in via Jacchia, quartiere Montanara. Così, anche dopo i fatti successi nei giorni dell’anniversario della Liberazione, il Montanara, quartiere dove attualmente risiede CP, si mobilita. In pochi giorni viene fondato un Comitato antifascista dal nome: Comitato Montanara Antifascista. E’ il 29 Aprile 2009. Esso è composto da partiti di sinistra, circolo ARCI Minerva il cui statuto afferma apertamente la posizione antifascista dell’associazione, ma soprattutto da liberi cittadini.
Il 9 Maggio il Comitato organizza un presidio nei pressi della COOP di via Montanara in cui vengono raccolte firme per “cacciare” dal quartiere, ma soprattutto da Parma, il movimento di chiaro stampo fascista Casa Pound. In poche ore sono state raccolte circa un migliaio di firme. Queste firme verranno presentate in Comune. Nella stessa mattinata nella sede di CP si aggregavano ai militanti di Parma anche qualcuno iscritto a gruppi di altre città, ma il numero non raggiungeva le trenta persone.
Infine vorrei sottolineare che per “contribuire ad evitare di creare un clima di odio e discriminazione”
basterebbe rispettare la legge. Infatti l‘apologia di fascismo è un reato previsto dalla legge 645 del 20/06/1952 che sancisce il reato commesso da chiunque fa propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque esalti pubblicamente esponenti, principi, fatti, metodi o finalità del fascismo.
Quindi se per essere “cacciati” da un Comune come Parma Medaglia d’Oro per la Resistenza non bastassero le idee di programma e le battaglie che sta conducendo Casa Pound, sarebbe sufficiente passare in via Jacchia un pomeriggio per vedere persone urlare i canti del fascismo con magliette con i simboli delle SS, croci celtiche ecc ecc.


Cos’è Rifiuti Zero?

dicembre 6, 2009

ARTICOLO DELLA VOCE DEL 13 MAGGIO 2009

“I rifiuti non sono un problema tecnologico ma un problema di progettazione industriale“, prof. Paul Connett.
La “natura” è un sistema in equilibrio, che si basa su di un modello a catena chiusa, detto anche di tipo circolare; quello che si presenta come uno scarto di una pianta o di un’animale diventa il cibo per una altro organismo vivente. La natura non conosce il concetto di rifiuto come noi umani lo consideriamo e prima delle rivoluzioni industriali neanche l’uomo produceva rifiuti, parliamo di circa 150 anni fà. Quello che a noi viene propagandato come sviluppo e crescita in realtà è un regresso, in quanto le attuali attività antropiche hanno creato un disequilibrio nell’ecosistema. Le merci che noi compriamo sono frutto di un processo industriale di tipo lineare. Alla base della filosofia industriale il rifiuto non è contemplato come voce di profitto e/o danno economico, lasciando ricadere gli effetti negativi sulle popolazioni e sui consumatori. Estrazione delle materie prime, trasformazione (assemblaggio e produzione), commercializzazione, utilizzo (consumo) ed infine “rifiuto”. Questo tipo di sistema ha creato uno stile di vita vizioso, non compatibile con la natura. Noi umani abbiamo dimenticato che siamo parte della natura stessa. Per poter continuare a soddisfare i nostri bisogni in questo modo abbiamo necessità di un altro pianeta Terra da cui approvvigionarsi delle materie prime.
Dal 1987 un gruppo di ricerca si è occupato di misurare l’impronta ecologica, ridurre gli sprechi e conservare le risorse in tutti gli Stati Uniti ed in Canada. Questo gruppo ha condiviso la sua esperienza lavorando con aziende, governi ed organizzazioni no-profit. Questi ricercatori usano un indice ambientale dei consumatori basato sul ciclo vita dei rapporti economici ed il relativo stile di vita. Tramite questo indice calcolano i rifiuti, l’energia e gli impatti delle sostanze tossiche causati dalle tre fasi di produzione, uso e smaltimento di merci e servizi acquistati ogni anno da parte dei consumatori. Il gruppo attraverso i suoi studi ha evidenziato l’insostenibilità dell’attuale sistema socio-politico e proposto un’alternativa imitando i processi naturali, in quanto i rifiuti sono un segno di inefficienza. La strategia proposta prende il nome di rifiuti zero (Zero Waste). Questo obiettivo esprime la necessità di progettare un circuito chiuso per il sistema sociale/industriale. Con l’uso dei termini “rifiuti zero” si vuole esprimere anche “zero rifiuti solidi”, “zero rifiuti pericolosi”, “zero sostanze pericolose” e “zero emissioni”.
La strategia suggerisce che il concetto attuale di rifiuto deve essere eliminato. I rifiuti dovrebbero essere pensati come “residui di prodotto” o più semplicemente come una “potenziale risorsa”, per contrastare la nostra base di accettazione dei rifiuti come un normale corso degli eventi. L’opportunità per la riduzione dei costi, l’aumento dei profitti e la riduzione dell’impatto ambientale si evidenziano quando si riducono questi prodotti residuali e le risorse come cibo per il sistema industriale e naturale. Ciò comporta la riprogettazione dei prodotti e dei processi al fine di eliminare le loro proprietà pericolose che li rendono inutilizzabili ed ingestibili, in quantità tali da non sovraccaricare le industrie e l’ambiente.


Per ottenere Rifiuti Zero occorrono tre cose:
1. responsabilità industriale (a monte)
2. responsabilità della comunità (a valle)
3. una buona leadership politica (per saldare insieme entrambe le cose)
Ad esempio un’industria che produce macchine fotocopiatrici la Xerox, recupera le vecchie macchine dismesse o non funzionanti da tutto il mondo per poterle smontare in enormi depositi e poterne recuperare oltre 95% dei materiali i quali vengono riutilizzati o riciclati per le future macchine fotocopiatrici; con un risparmio del 76 milioni di dollari ottenuti per il solo anno del 2000. Alla comunità spetta la responsabilità di conferire i materiali in discarica rispettando sei principi cardine: evitare di generare rifiuti attraverso iniziative di prevenzione dei rifiuti, ad esempio con l’acquisto di prodotti che presentano l’imballaggio ridotto al minimo, acquistando prodotti che realmente verranno utilizzati ed in caso di disuso donare o rivendere il prodotto ancora utilizzabile. Consegnare presso aree di raccolta materiali riutilizzabili, come ad esempio prodotti tecnologici non di ultima generazione. Materiali compostabili, cioè tutti i materiali di natura organica dai quali è possibile produrre biogas e compost. Materiali riciclabili, composti da materiali che possono essere riciclabili per la loro natura chimica ed in quanto separabili. Individuazione e separazione dei materiali tossici. In fine tutti quei materiali che oggi non sappiamo recuperare rientrano nella categoria dei residuali.


PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA

dicembre 6, 2009

ARTICOLO APPARSO SU LA VOCE DI PARMA DEL 06-05-2009


Il giorno 7 di agosto 2008 e’ stato convertito in legge 133/08, il decreto legge 122/08, che contiene l’art. 23-bis relativo ai servizi pubblici locali di rilevanza economica,. Notate bene, come al solito le leggi più difficili da far digerire a gli elettori, vengono sempre presentate e approvate in periodi estivi!
Ma in breve cosa comporta per noi questa legge? Una cosa semplicissima, la privatizzazione dell’acqua! Ma l’acqua è vita! Il nostro corpo e’ composto di acqua per l’80% e non ne può fare a meno. A partire dal momento in cui si dice che l’acqua è vita, non si può privatizzare l’acqua, è impensabile, è un non senso pensare di privatizzare la vita! Come si fa a privatizzare effettivamente la fonte principale della vita? Dicono i nemici dell’interesse comune “non è vero che privatizziamo l’acqua: privatizziamo il servizio idrico, mentre invece l’acqua resta un bene naturale, un bene comune, un bene pubblico e quanto invece noi privatizziamo è il servizio idrico, è portarvi l’acqua potabile, o portare l’acqua ai contadini o alle imprese” e invece sbagliano, perché quando si privatizza un servizio idrico, in fondo si risale anche all’acqua in quanto bene comune. La grande conseguenza della privatizzazione e mercificazione dell’acqua è che noi mercifichiamo la vita e che il diritto alla vita passa dal nostro potere di acquisto: se io pago, sono. Ecco perché tutte le nostre società sono preoccupatissime del potere di acquisto, perché noi non siamo dei cittadini, noi siamo dei consumatori potenziali il cui potere di consumo dipende dal nostro potere di acquisto: se non abbiamo nessun potere di acquisto non siamo consumatori e quindi non esistiamo neanche come cittadini! Privatizzare l’acqua significa mettere la nostra vita nelle mani delle multinazionali, della Borsa, delle stock options, dei dirigenti di partito. Un comune che privatizza l’acqua perde il diritto di rappresentanza dei cittadini. Perché i sindaci privatizzano l’acqua? Chi ci guadagna? Se i cittadini perdono, qualcuno ci deve guadagnare…
La seconda cosa molto grave della privatizzazione e mercificazione dell’acqua è: cosa diventano i Comuni? Cosa diventa un Sindaco? Cosa diventa un Assessore di un Consiglio Comunale, di una Giunta Comunale? Diventa sempre di più membro di un Consiglio di amministrazione di una società per azioni che gestisce l’acqua. Se i rappresentanti delle istituzioni territoriali pubbliche diventano delle specie di Consiglieri di amministrazione di imprese private, abbiamo ucciso il comune! Le istituzioni comunali non esistono più, vengono ridotte a semplici rappresentanti di imprese, dove ogni segmento di questo comune che si è svenduto va a difendere i propri interessi e vuole il rendimento, vuole dividendi a partire da una gestione che si pretende essere ottimale, perché fa del profitto. Aver accettato la mercificazione del diritto alla vita, aver accettato la trasformazione dei comuni in sorta di Consigli di Amministrazione significa aver distrutto una democrazia e oggi parlare di democrazia non ha senso. I nostri dipendenti non possono alienare le risorse del nostro Comune. Nessuno li ha autorizzati. La vita è nostra e l’acqua pure.
Bisogna contrastare questa privatizzazione e tornare alla pubblicizzazione dell’acqua. Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha presentato una proposta di legge d’iniziativa popolare per la gestione pubblica dell’acqua sottoscritta da più di 400.000 cittadini. La proposta di legge è ferma. Nel frattempo le municipalizzate si spartiscono l’acqua pubblica insieme ai Comuni. L’acqua non è una merce. La gestione deve rimanere o ritornare pubblica. I sindaci che hanno svenduto un bene dei loro cittadini, il più importante, si devono vergognare. E si devono vergognare anche per la gestione OSCENA dell’acqua. Se si guarda tutta la gestione dell’acqua in Italia, più del 70% delle amministrazioni sia dei comuni, sia dei politici e sia delle acque che rappresentano le organizzazioni territoriali responsabili del servizio idrico, sia le imprese, sono tutti fuori norma. Sappiamo che l’Italia è sempre fuori norma, ma il fatto che più del del 70% delle gestioni dei servizi idrici e della struttura dell’acqua sono fuori norma, significa che i depuratori sono fuori norma e significa che i potabilizzatori sono fuori norma, i pozzi sono fuori norma e la distribuzione dell’acqua è fuori norma. Fuori norma rispetto all’ambiente, fuori norma rispetto alla salute, fuori norma rispetto alla gestione finanziaria buona nell’interesse dei cittadini. bisogna rinnovare, rifondare la gestione pubblica, perché non si può accettare che oggi, anche il pubblico, mantenga una capacità media di perdite fisiche, non di perdite amministrative dell’acqua, che supera il 30%. In Italia, siamo in primi in Europa in quanto a consumo pro capite quotidiano dell’acqua per usi domestici, 238 litri al giorno: sapete cosa significa questo? Che il 30% di questi 238 litri che ciascuno di noi a casa consuma è per le toilettes. In pratica usiamo 72 litri al giorno di acqua potabile solo per gli sciacquoni dei nostri gabinetti, quando un uomo medio in Tunisia può avere a disposizione solo 13 litri al giorno!

Altro problema: l’uso dell’acqua pubblica negli usi domestici rappresenta solo il 20% di tutti i prelievi delle acque di Italia, ma circa il 50% nell’agricoltura e sappiamo bene che il 40% di tutta l’acqua utilizzata nell’agricoltura si perde, perché usiamo il sistema di irrigazione a polverizzazione! Perdiamo il 40% del 50% dell’acqua che abbiamo in tutta l’Italia per l’agricoltura, stupidamente! Ed infine utilizziamo l’acqua per l’industria inquinandola, e facciamo un uso dilapidatore della risorsa della vita, dell’acqua. Quale è il risultato? Il risultato è che l’Italia ha un capitale idrico, sia di acque di superficie che di acque sotterranee, che poteva essere buono e invece lo stiamo distruggendo. Il numero dei fiumi, grandi e piccoli che sono spariti negli ultimi 50 anni non si conta più, nel Veneto ci saranno ormai due o tre fiumi che restano, il Po sta morendo, è un’arteria vitale dell’acqua che sta morendo! Il Ticino si sta seccando, il Tevere e l’Arno che sono? Non sono dei fiumiciattoli? Stanno sparendo! I laghi contaminati, il loro livello si abbassa, noi stiamo distruggendo il capitale dell’Italia sul piano della vita e dobbiamo batterci affinché questa cultura dell’acqua in Italia rinasca.
Per quanto ancora vogliamo rimanere fermi ed indifferenti davanti a tutto questo scempio? Analizziamo la situazione locale, quella di Parma. La tanto sbandierata fusione ENIA-IRIDE cosa credete che portera’? Non solo ci avveleneranno con i fumi cancerogeni dell’inceneritore ma renderanno anche le nostre tariffe idriche molto più alte! Ed in cambio di che cosa? L’aumento del costo delle bollette dovrebbe anche servire a finanziare la ristrutturazione della rete idrica. Secondo Federconsumatori, finora in Italia solo il 49% degli investimenti previsti sono stati effettivamente realizzati.
Questa fusione rafforza il processo di messa sul mercato dei servizi pubblici fondamentali come l’acqua, l’energia, i servizi ambientali. La composizione delle due società, già quotate in Borsa e fortemente privatizzate, non lascia margine alcuno per chi si batte per la difesa dei beni comuni, dell’ambiente, dell’occupazione e dei diritti sociali. Gli unici soggetti che rafforzerebbero le proprie posizioni nella società post fusione, sarebbero proprio i fondi di investimento, tra i quali Amber Capital che, per inciso, ha sede alle Isole Cayman.
I servizi pubblici in questa logica finanziaria e di privatizzazione cesserebbero di avere qualsiasi connotazione sociale o ambientale per diventare esclusivamente occasione di business dei gruppi bancari e finanziari. I SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI DEVONO RESTARE BENI COMUNI.
Il Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua, propone 3 soluzioni per la ripubblicizzazione dell’acqua; le prime due prevedono l’impegno da parte del Consiglio Comunale o della Giunta di voler rivedere i passi fino ad ora compiuti. Stando la situazione attuale, sara’ molto difficile che questo si realizzi, , riteniamo pertanto che l’unica valida sia la terza soluzione e cioe’: una proposta di delibera comunale di iniziativa popolare per la quale si devono raccogliere le firme e presentarle al Comune affinchè venga discussa.
Torneremo presto su questa proposta per segnalarvi le nostre iniziative. Per ora potete trovare maggiori informazioni andando sul nostro sito : http://beppegrillo.me…. oppure telefonandoci al nr. 320.8135073


CHE FINE FA UN IMPRENDITORE CHE DENUNCIA

dicembre 6, 2009

ARTICOLO PER LA VOCE PUBBLICATO IL 29 APRILE 2009

La storia di Pino Masciari

Raccontare una storia così complessa non è cosa semplice e per farla capire ho bisogno di raccontarla con il cuore più che scriverla attraverso i tasti di una tastiera.
Inizio col descrivere il giorno in cui ho conosciuto Pino Masciari. Era il novembre del 2007 a Bologna dove durante l’incontro nazionale dei meetup di Grillo ho avuto la grande occasione di conoscere la vicenda di Pino e della sua famiglia.
Quando Pino prese il microfono ed incominciò a parlare di come aveva vissuto gli ultimi anni della sua vita mi vennero le lacrime agli occhi e rimasi completamente incredulo. Non mi sarei mai aspettato che potesse esistere una tale drammatica situazione derivata da una grande prova di senso civico e coraggio. Non avrei mai immaginato che un uomo capace di denunciare la ‘ndrangheta, le collusioni con politica e Magistratura mettendo la sua vita e quella della sua famiglia in pericolo, venisse abbandonato in modo così vergognoso dallo Stato. Ma andiamo per ordine.
Il calvario di Pino, uno dei più importanti imprenditori calabresi, inizia nell’ ottobre del 1997 quando, insieme alla moglie Marisa e ai due figli appena nati, entrano nel programma speciale di protezione e di conseguenza sradicati dalla loro terra, lontani dalla famiglia, dagli affetti e dal lavoro. Ricordo molto bene lo sguardo pieno di sofferenza e rabbia di Pino mentre raccontava il giorno dell’esilio dalla sua amata Calabria. Ricordo molto bene l’attimo in cui mi sono sentito complice di questa drammatica vicenda. Si, proprio complice. Perché in questi casi tutti i cittadini dovrebbero mettersi al fianco di persone oneste che come Pino lottano per un’ Italia senza mafie. Non parlo solo del Sud ma di tutta la nostra penisola, perché al Sud la mafia uccide, la vediamo ogni giorno nei telegiornali, al Nord fa affari per riciclare il denaro sporco di sangue. Siamo tutti dei complici fino a quando non guarderemo nella giusta direzione senza più girare la testa dall’altra parte, senza far finta di non vedere ciò che accade a un passo da noi, dai nostri occhi e dalle nostre orecchie.
Per poter scrivere tutto il mio racconto e le mie sensazioni non sarebbe sufficiente un solo articolo. Mi soffermo su alcune situazioni che mi hanno colpito particolarmente legate comunque a una vicenda che nella sua totalità provoca indignazione, rabbia ed amarezza indescrivibili.
Uno di questi episodi riguarda due delibere della Commissione Centrale dei Ministero dell’Interno del 2004, che a leggerle non sembra possibile siano state scritte dalla stessa mano per la loro contraddittorietà nell’arco di soli tre mesi. Nella prima si legge che la famiglia Masciari per gravi rischi di incolumità non può far ritorno in Calabria. Nella seconda delibera invece viene comunicato il termine del programma speciale di protezione.
Si può tranquillamente semplificare il concetto dicendo che è come condannare a morte la famiglia Masciari. Penso che sia assolutamente paradossale che venga riconosciuto il grave rischio di vita di un intera famiglia per poi a distanza di così poco tempo escluderla dal programma speciale di protezione che serviva a garantirne la sicurezza.
Per impedire che a se e alla sua famiglia venga negato l’indiscutibile diritto alla sicurezza, Pino fa ricorso al TAR del Lazio impugnando la seconda delibera che avrebbe escluso la famiglia Masciari dal Programma Speciale di protezione.
Un altro episodio che mi ha lasciato perplesso e sfiduciato è constatare la gravissima lentezza e conseguente applicazione di una sentenza. Il ricorso al TAR del Lazio viene presentato nel gennaio del 2005 e la sentenza viene emessa nel gennaio del 2009. Quattro lunghi anni che aumentano ancor di più la sofferenza della famiglia Masciari. Ciò che mi fa più rabbia è appunto la lentezza del sistema giudiziario. Non capisco come si possa lasciare una famiglia in una situazione del genere per così tanto tempo quando per legge il TAR avrebbe dovuto pronunciarsi entro sei mesi dall’ avvenuto ricorso. La sentenza del TAR del Lazio tra le altre cose stabilisce molto chiaramente che il programma speciale di protezione non può avere un termine a meno che non si provveda ad eliminare la causa che ha portato la famiglia Masciari all’interno del programma stesso. Più semplicemente il programma speciale di protezione termina quando non c’è più la criminalità organizzata, ciò porterebbe quindi all’annullamento del rischio da parte di chi ha denunciato.
Dopo la rabbia dovuta alla lentezza da parte del TAR nell’emettere la sentenza il mio sentimento di amarezza si fa più acuto nell’apprendere che ad oggi, a distanza di tre mesi, non è ancora stata rispettata dal ministero dell’Interno.
Dalla vicenda di Pino mi rendo conto che l’idea che abbiamo di come possa funzionare un programma di protezione è del tutto sbagliata. Ci immaginiamo una famiglia che vive una vita normale, nonostante sia sotto scorta. Tutto falso.

Provate a immaginare di non poter uscire di casa quando attraverso le finestre di casa vostra notate il sole che vi invita a stare all’aria aperta, che vi invoglia a fare una pedalata con la vostra famiglia, che vi invoglia a fare una partita a pallone con i vostri figli, che vi invoglia ad immergervi nelle cose che illumina con grande calore. Provate ad immaginare una vita senza l’appoggio di un vero amico. Provate ad immaginare la vita dei vostri figli senza mai vederli giocare con i loro compagni di scuola. Provate ad immaginare una vita non vissuta. Questa situazione per la famiglia Masciari non è immaginazione ma realtà. La cosa peggiore che mi potrebbero fare è rubarmi la libertà di scelta. Credo che per ognuno di noi sia la cosa più importante poter scegliere quando uscire, cosa fare e soprattutto frequentare gli affetti, che sia la nostra famiglia o gli amici più cari.
I figli di Pino hanno conosciuto i nonni nel 2007 quando avevano più di dieci anni.
Immaginare di vivere così non potrà mai farci capire cosa significa realmente, ma se provassimo a privarci delle amicizie, della nostra famiglia anche solo per un mese ne soffriremmo molto.
Pino e la sua famiglia vivono così da 12 anni e sapere che una famiglia non ha avuto la possibilità di scegliere per un periodo così lungo mi provoca un grande dolore e una rabbia capaci di riempire l’intero pianeta.
La cosa più sconvolgente è che la loro vita è stata rovinata perché sono delle persone oneste che hanno denunciato la criminalità organizzata e che per questo andrebbero portati come esempio.
Abbiamo tutti il dovere di non lasciare sole le persone che come Pino lottano contro la criminalità organizzata e che concretamente rischiano la loro vita e quella dei propri cari per dare a tutti noi un Italia migliore.
L ‘imprenditore Pino Masciari e sua moglie Marisa, medico odontoiatra, hanno completamente affidato le loro vite e quelle dei loro figli, nelle mani dello Stato, compiendo un gesto coraggioso che dovrebbe essere considerato un esempio per tutti.
Termino quindi questo mio racconto ponendovi alcune domande che ritengo debbano far riflettere e che considero una delle cose più gravi ed inaccettabili dell’intera vicenda.
Ma lo Stato dov’è, quale messaggio arriva agli altri imprenditori o singoli cittadini che si vogliono ribellare alle mafie?
Non vi sembra che il messaggio sia devastante per chi realmente vuole combattere la piaga della criminalità organizzata?
Forse per lo Stato chi denuncia il sistema mafioso non è un esempio positivo per la società civile?