pubblicato 27-05-2009
Dopo la trasmissione “Che tempo che fa” in cui Roberto Saviano ha dichiarato che a Parma, la citta’ Ducale, ci siano connivenze camorristiche, la risposta del prefetto Scarpis: “sono sparate di una persona che sta a 800 km di distanza, che ha visto Parma di passaggio” e il procuratore reggente di Bologna Silverio Piro che si dice “sorpreso delle affermazioni del prefetto di Parma” vediamo di raccogliere un po’ di informazioni.
• (www.LiberaInformazione.org) Nel documento del 2007 della Direzione Nazionale Antimafia leggiamo che la presenza della camorra casalese include «anche professionisti ed imprenditori emiliani, responsabili della gestione dei canali di reinvestimento speculativo individuati in società impegnate nell’acquisizione di complessi immobiliari di ingente valore ubicati soprattutto nella città di Parma ».
Senza dimenticare le inchieste giornalistiche che hanno portato alla luce gli interessi economici che i fratelli Zagaria avevano nella città ducale, oppure le dichiarazioni di alcuni magistrati, come Raffaele Cantone, che in una intervista ha recentemente parlato delle infiltrazioni camorristiche: «Non credo che ci fosse una ragione specifica oltre ovviamente a quella della grande ricchezza dei possibili destinatari di interessi camorristici. Semplicemente a Parma i casalesi avevano un punto di riferimento, un imprenditore che poi è stato condannato in primo grado per associazione a delinquere di stampo camorristico, primo caso in tutto il nord Italia».
E anche la Commissione Antimafia della scorsa legislatura nella sua relazione conclusiva parlando dei superboss casalesi Zagaria e Iovine indicava come gli stessi stessero sempre più trasformando i loro gruppi in imprese con una capacità di controllo di interi settori economici interloquendo con l’imprenditoria e con le istituzioni anche di altre realtà non solo campane. La relazione rimarcava «l’importante attività di indagine conclusa dalla DDA con riferimento al gruppo Zagaria, che oltre a portare all’arresto dei tre fratelli del latitante e di numerosi affiliati, ha fatto emergere infiltrazioni nel Nord Italia, dove il clan aveva investito nel settore delle costruzioni. Nell’indagine sono stati arrestati vari imprenditori, fra cui due immobiliaristi di Parma – di recente anche condannati per partecipazione ad associazione camorristica – e sequestrate varie società immobiliari tutte operative al Centro Nord. Il gruppo Zagaria, del resto, era risultato il gestore della distribuzione, in sistema di illegale monopolio, del latte per l’intera provincia di Caserta per conto di uno dei principali gruppi italiani in esso operanti».
A quanto pare la situazione non è proprio quella descritta da Scarpis, che in una intervista a Parma Tv ha poi parzialmente aggiustato il tiro precisando che in città ci sono realtà di criminalità organizzata ma non infiltrazioni di stampo mafioso, che presuppongono il controllo del territorio tramite infiltrazioni negli organi che lo governano: non gli risultano indagini di alcun tipo che riguardino mafia, camorra e ‘ndrangheta.
A dimostrazione del fatto che il problema è vivo, due interrogazioni parlamentari, una in Senato e una alla Camera, sono state inoltrate al ministero dell’Interno da parte di senatori e deputati emiliani, affinché il ministro Maroni risponda sui metodi e le strategie per affrontare la problematica delle mafie al Nord, in Emilia nello specifico.
Il ministro è chiamato ad esprimere, come leggiamo nel documento, «quale sia la valutazione in riferimento alla dinamiche di crescita della presenza e del radicamento delle organizzazioni mafiose nel Nord e nel Centro Italia» [...] e in conclusione «quali siano le iniziative [...] per sostenere l’impegno istituzionale e civile delle città dell’Emilia Romagna, unitamente alla Regione, e per aiutare le imprese, i commercianti, i cittadini a non avere paura e mantenere alta la fiducia nella legalità».
Nelle premesse all’interrogazione si fa riferimento a dati importanti che hanno evidenziato la infiltrazione mafiosa in Emilia. Ad esempio, nel rapporto Sos Impresa del 2008 dove, mutuando una espressione già usata nella relazione della Direzione Investigativa Antimafia l’Emilia Romagna è stata definita la “Gomorra del Nord” perchè «Modena, Parma e Reggio hanno il triste primato per le proiezioni camorristiche legate al clan di Francesco Schiavone, che si sta localizzando a sostegno della penetrazione finanziaria nei mercati immobiliari e nelle imprese della regione».
• Bologna, 28 marzo 2009 (Adnkronos) – ”Roberto Saviano è una delle poche luci positive in questo enorme buco di omertà sulla criminalità organizzata che riguarda tutta la nazione”. Cosi’ il procuratore reggente di Bologna, responsabile della Dda, Silverio Piro, si inserisce nella polemica scoppiata tra lo scrittore di Gomorra e il prefetto di Parma, Paolo Scarpis. Tra i due infatti non c’e’ identita’ di veduta sulla infiltrazione della criminalita’ organizzata nella citta’ ducale. Secondo il procuratore Piro, invece, Saviano non solo ”ha le idee chiare e riesce ad attaccare con assoluta indifferenza chiunque”, ma ”e’ una delle stelle che brillano nel buio della lotta alle grandi organizzazioni criminali”. Poi il magistrato spiega che ”per quanto riguarda Parma e’ evidente che e’ stata ed e’ interessata da infiltrazioni di organizzazioni criminali”. E lo dimostra il fatto che ”la Dda di Bologna e Napoli hanno indagini aperte di cui ovviamente non si puo’ parlare”.
• Parma 13, Maggio 2009(www.parmaok.it/) Rosaria Capacchione, giornalista del Mattino di Napoli, da anni in guerra contro la camorra, ha presentato alla facoltà di Economia il suo ultimo libro “L’oro della camorra” (Bur), sugli intrecci tra il clan dei Casalesi e il nord del Paese. Parma e l’Emilia sono la testa di ponte degli affari dei boss al nord, dove ci sono i soldi.
• La giornalista ( che da anni vive sotto scorta essendo stata minacciata di morte insieme allo scrittore Roberto Saviano e al magistrato Raffaele Cantone)racconta nel suo libro la “carriera” dei boss, divenuti manager ricchi e potenti che controllano l’economia del Paese.
L’immagine rurale dei Casalesi è dunque da dimenticare. Oggi “appaiono e sono uomini d’affari, effettivamente capaci”. Quindi più difficili da riconoscere. E qui sta il punto: mentre a sud si è abituati a decifrare i segnali, al nord c’è soprattutto diffidenza. Noi siamo diversi, la camorra non ci riguarda, si pensa. Invece, racconta la giornalista, dobbiamo formare gli anticorpi e isolare la camorra, per non farla vincere.
A Parma, le chiedono, c’è stato un solo caso riconosciuto ( la condanna, in primo grado, nel giugno 2008 per associazione camorristica dell’imprenditore Aldo Bazzini). Un solo uomo dovrebbe far preoccupare? ” E non basta?, risponde. E’ la rete, il sistema che c’è dietro che devono far preoccupare”.
I Casalesi sono presenti in Emilia Romagna, a Parma, Reggio, Modena, in maniera massiccia. Immettono quantità ingenti di denaro sul mercato senza ricorrere al credito bancario, i loro dipendenti non scendono in sciopero, non hanno problemi di automezzi perchè se si rompono li ricomprano. Hanno il monopolio in settori chiave come la movimentazione terra e la palificazione. Penetrano nei maggiori appalti pubblici del Paese. “A Parma il sistema economico si appoggia da almeno 20 anni al clan dei Casalesi”,dice Capacchione.
“Le organizzazioni criminali si muovono dove c’è da fare soldi… anche dove ci sono attività lecite, continua Rosaria Capacchione. Se il mercato al nord è ricco, è ovvio che arrivino qui…C’è da meravigliarsi di chi si meraviglia…”.
E gli anticorpi come si costruiscono? Con la consapevolezza di saper riconoscere le dinamiche e i segnali di questi fenomeni. “Credo molto nella responsabilità individuale, dice la giornalista. Solo ai bambini riconosco l’alibi di non sapere.” A questo servono dunque le informazioni contenute nel libro, che ricostruiscono la storia dei boss e il trionfo dell’economia camorristica, che risucchia forze anche sane nel suo vortice. E la nostra città è spesso citata dall’autrice.
Si parla molto di sicurezza, ma non di legalità. La sicurezza (privata), dice Capacchione, la possono garantire anche la camorra o la mafia, forse anche meglio dello Stato. Di legalità invece non parla quasi più nessuno.
• 14/05/2009 (www. Osservatoriocamorra.org)
Un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha scoperto un pesante coinvolgimento del clan casertano nei lavori di costruzione di nuove aule dell’Ateneo emiliano. L’opera è bloccata dal 2007: la ditta incaricata è sotto scacco del potentissimo boss Michele Zagaria. L’imprenditore vive sotto scorta dopo le minacce di morte il quasi fallimento della sua azienda causato dal clan casalese.
La costruzione del Polo didattico in cui dovrebbero sorgere le facoltà di Architettura e Agraria sono iniziati nel 2004. Il cantiere, da quasi due anni è assolutamente abbandonato. Stazionano gru desolate in mezzo a piloni di cemento dirupati ed erba alta. L’impresa edile, che aveva appaltato i lavori, è di Aversa: l’Emini spa. Francesco Emini, titolare dell’impresa, era finito sotto il giogo di Michele Zagaria, che aveva imposto tangenti ed estorsioni. Giunto al limite della sopportazione, nel 2007 ha scelto di denunciare tutto alla Procura di Parma.
Da allora, gli sono arrivate minacce di morte e bombe carta a casa. L’inchiesta partita dalle rivelazioni dell’imprenditore ha portato all’arresto di undici persone, tutte legate al clan dei Casalesi e, in particolar modo a Michele Zagaria.
E dopo tante brutte notizie annunciamo anche una “Good News”:
Il comitato promotore di Libera, l’associazione di Don Ciotti sara’ presente anche a Parma (ultima citta’ dell’Emilia Romagna) e, ironia della sorte , avrà la sede in via della Repubblica, di fronte alla Prefettura.
La presentazione e’ avvenuta il 23 aprile 2009 presso la comunità Betania da parte del pastore metodista Giuseppe La Pietra e dei rappresentanti regionali di Libera. La data in cui LIBERA Parma riuscirà a vedere finalmente la sua nascita e’ LUNEDÌ 22 GIUGNO DALLE ORE 17:30 ALLE 20:00 A PARMA.
A seguire uno stralcio dell’intervista fatta agli organizzatori da Parma Repubblica.
• 24 Aprile 2009 (www.parma.repubblica.it)
State sostenendo iniziative di sensibilizzazione?
Qui a Parma abbiamo trovato un terreno fertile, con realtà molto attive. Ad esempio l’associazione Sasso nel torrente ha portato a Parma Margherita Asta, che ha avuto la famiglia distrutta in un attentato mafioso. Gli scout hanno organizzato una fiaccolata in ricordo di don Diana. Minimondi ha ospitato il giornalista Lirio Abbate… ……..
Libera fa una proposta: siete disposti a mettervi in rete e a fare fronte comune?”
Ci sono progetti specifici per le scuole?
“Abbiamo molti insegnanti interessati ad aderire a Libera. Tra qualche giorno, in occasione dell’inaugurazione della Camera del Lavoro a Fidenza, verranno delle classi di un liceo di Trapani per un gemellaggio con le scuole di Fidenza. Saranno proiettati dei cortometraggi realizzati dai ragazzi sul tema del lavoro, per poter confrontare la realtà del nord e del sud. Poi, a fine maggio gli studenti fidentini andranno in Sicilia”.
Quante sono le realtà che formeranno Libera nei prossimi giorni?
“Tra singoli cittadini e associazioni, abbiamo circa 70 contatti, e tra questi ci sono realtà importanti e aggregative come il Consorzio di solidarietà sociale. Proviamo a metterci insieme per riunire la passione e l’impegno che già c’è, per rendere la partecipazione attiva più incisiva a livello locale e nazionale. Vogliamo globalizzare l’impegno antimafia
E per ultimo vogliamo esporre una frase pronunciata dal responsabile regionale durante l’incontro del 23 Aprile u.s. che ci ha colpito:
“La mafia ha bisogno di silenzio per portare avanti i suoi affari”
non ci resta quindi che invitare Saviano a Parma