ARTICOLO APPARSO SU LA VOCE DEL 25 MARZO 2009
In alcuni locali cittadini si svolgono saltuariamente degli appuntamenti originali, degli aperitivi post-moderni. Sono momenti di socialità in cui la gente esprime le proprie opinioni liberamente davanti ad un microfono, gestite da un coordinatore. L’anno scorso, ad uno di questi aperitivi, un tale con voce baritonale, inizia la sua comunicazione: “Parafrasando un antico manifesto. Uno spettro si aggira per l’Europa e l’Occidente tutto. Tremano le banche , tremano le industrie, tremano i governi, è la recessione. Allora che fare? Consumatori, o meglio acquirenti di tutto il mondo unitevi!” Racconta poi della nascita di un G.A.S. (Gruppo di Acquisto Solidale). Di come con questa esperienza, abbia riscoperto i sapori dei cibi, ma soprattutto come abbia ritrovato beni sempre più rari: la relazione con gli altri e il rapporto col territorio.
I G.A.S. sono dei semi che iniziano a dare i loro frutti. “Quando un gruppo di persone decide di incontrarsi per riflettere sui propri consumi e per acquistare prodotti di uso comune, utilizzando come criterio guida il concetto di giustizia e solidarietà, da vita ad un GAS”. (Dal documento di base dei GAS -1999) Questo fenomeno è relativamente recente e trova la sua origine proprio nelle nostre terre. Il primo seme è stato piantato nel 1994, da alcuni cittadini del parmense, Mauro Serventi, Roberto Maghenzani, Iavana Mondelli, Giancarlo Cavazzini, Giordano Marzaroli e altri ancora, i quali si ritrovano a Fidenza e decidono organizzarsi per fare acquisti collettivi di prodotti prevalentemente biologici. Nasce così il “GAS Fidenza”, il primo Gruppo d’Acquisto Solidale in Italia. Alcuni anni dopo, per “mitosi”, cioè un gruppo di partecipanti si separa dal gruppo originario e forma Salsomaggiore il “GAS Salsomaggiore” e a Parma “La Spiga”, il primo GAS cittadino.
Nell’ultimo anno a Parma e in molte altre parti d’Italia, è avvenuta un’autentica esplosione di G.A.S. Nel territorio parmense all’inizio dell’anno passato, erano sei, al momento attuale, sono diventati sedici, oltre a quei piccoli gruppi non recensiti. Sul territorio nazionale i G.A.S. collegati in rete, hanno superato all’inizio del 2009 in numero di 500. Ma soprattutto è forte la pressione delle persone che vogliono entrare a far parte di questi gruppi, i quali per loro vocazione e organizzazione non possono o non vogliono, diventare troppo grandi. Questa pressione sui GAS, spinta in parte dalla recessione e in parte dall’immagine proposta dai media, i quali recentemente si sono occupati di questo fenomeno, travisando spesso la realtà di questa esperienza, dipingendola come un gruppo di cittadini che si organizzano con lo scopo quasi esclusivo di risparmiare facendo la spesa. Sicuramente alla fine dell’anno un partecipante ad un GAS ha speso qualche centinaio di euro in meno, pur acquistando prodotti di migliore qualità, ma il risparmio, in questa azione collettiva, rimane un componente marginale. Il G.AS. è un modo di cambiare il mondo facendo la spesa, passando dalla funzione di consumatore passivo, vittima più o meno consapevole dei potenti mezzi di persuasione che le tecniche pubblicitarie mettono in campo, ad acquirente consapevole e organizzato che sceglie i beni ed i servizi di cui necessita, con criteri etici e solidali, rispettosi dell’ambiente e del territorio in cui vive. I riferimenti operativi di un GAS sono: piccolo, locale e solidale. Piccolo perché predilige come fornitore, il piccolo produttore, radicato nel territorio, con il quale poter instaurare un rapporto fiduciario, difficilmente realizzabile con i produttori di grandi dimensioni. Locale perché attua davvero il kilometro zero, la filiera corta, privilegiando i produttori locali, i quali probabilmente, senza la collaborazione con i GAS, avrebbero difficoltà a continuare la loro attività. Solidale poiché i criteri di scelta vanno oltre il mero profitto, ma privilegiano, la giustizia sociale, le relazioni umane, l’armonia con gli altri esserei viventi e la natura. Nella scelta dei prodotti si basano su tre P. Il Prodotto: il quale non dev’essere nocivo per le persone e l’ambiente, ma di qualità, sano e necessario. Il Processo: non solo il GAS compra un prodotto, ma anche il processo con cui viene realizzato, il quale dev’essere rispettoso dei diritti delle persone, degli esseri viventi e della natura. Il Progetto: il GAS valuta quale progetto si cela dietro alla produzione del prodotto, se questo può entrare in sintonia con lo spirito di questi gruppi. Se all’inizio un gruppo si preoccupa principalmente dell’acquisto dei prodotti alimentari, col passare del tempo allarga il campo d’azione passando ai detergenti, ai prodotti per la cura della persona, al tessile, alle calzature, e ultimamente stanno aprendo nuovi fronti sull’informatica, sull’energia e sulla cultura.
Applicando l’intelligenza nel gesto quotidiano di fare la spesa, si può scoprire il potere del consumatore, cioè essere protagonisti nell’acquisto di beni e servizi che necessitano nella nostra vita. Ecco che questo nuovo modo di fare la spesa diventa un gesto, un’azione critica del consumismo, rappresenta un cuneo che s’insinua in questo mercato come una domanda autorganizzata, la quale sta costruendo un’altra economia: un’economia solidale per il benessere di tutti. L’esperienza dei GAS suggerisce un nuovo stile di vita, un modello di futuro che si orienta verso una decrescita serena, consapevole che la crescita del P.I.L. (Prodotto Interno Lordo) non corrisponde al benessere dei cittadini, ci fa riflettere sul modello di sviluppo imposto. L’esperienza dei GAS ci conferma che un’altra economia, più giusta, più rispettosa dell’ambiente, più equa è possibile.
Pubblicato da matierno
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